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Giovedì 23 giugno 2016 - 15:18

Licenziata perchè lesbica. Il giudice condanna la scuola privata

A Trento una paritaria dovrà risarcire docente con 25mila euro
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Roma, 23 giu. (askanews) – Il giudice del lavoro di Rovereto, inTrentino Alto Adige, ha condannato una scuola paritaria cattolicaper aver discriminato un’insegnante in base al suo presuntoorientamento sessuale. L’Istituto coinvolto è quello delle Figliedel Sacro Cuore di Gesù di Trento, che dovrà risarcire con 25milaeuro la docente.
Come riferisce l’avvocato Alexander Schuster, il legale che hadifeso la ricorrente così come le due organizzazioni Certidiritti e CGIL del Trentino (quest’ultima, con l’avv. S.Giampietro), il giudice ha accertato prima di tutto ladiscriminazione individuale subita dall’insegnante a decorreredal colloquio del 16 luglio 2014, durante il quale le era statochiesto di smentire voci per le quali ella avrebbe intrattenutouna convivenza sentimentale con altra donna. Al rifiuto di questadi accettare ingerenze nella propria vita privata da parte deldatore di lavoro, alla stessa l’allora dirigente dell’Istitutoaveva almeno chiesto di impegnarsi a “risolvere il problema”.
La proposta suscitò l’indignazione della docente, che non venneriassunta e perse il diritto ad ottenere la conversione delproprio contratto in un rapporto a tempo indeterminato. Ilgiudice ha riconosciuto come l’Istituto stesso cambiò nel giro dipochi giorni la propria versione dei fatti più volte, inclusaquella per la quale l’insegnante avrebbe turbato i propri alunnicon discorsi inappropriati sul sesso.
Il Tribunale ha stabilito che “lapresunta omosessualità dell’insegnante nulla aveva a che vederecon la sua adesione o meno al progetto educativo della scuola” eha anche accolto le domande di CGIL del Trentino edell’Associazione radicale Certi diritti di accertare ilcarattere di discriminazione collettiva delle diversedichiarazioni rilasciate dall’Istituto, con le quali sirivendicava il diritto di non assumere persone omosessuali,ritenute inidonee ad avere contatti con minori.
Secondo l’avvocato Schuster “la questione non riguarda tantol’orientamento sessuale, perché dice molto di più: garantisce idiritti fondamentali di ogni lavoratore. Infatti, questadecisione fissa un punto chiaro: i datori di lavoro diispirazione religiosa o filosofica non possono sottoporre ipropri lavoratori a interrogatori sulla loro vita privata odiscriminarli per le loro scelte di vita. L’uso dicontraccettivi, scelte come la convivenza, il divorzio, l’aborto,sono decisioni fra le più intime che una persona può compiere.Questa decisione ci dice che è la legge a stabilire cosa èdiscriminazione, non le convinzioni delle singole organizzazionireligiose”.
“Si tratta di una sentenza importante che ribadisce come ildiritto alla libertà di religione non significhi “diritto” adiscriminare. Un concetto che nel nostro Paese è bene ripeterespesso”, ha commentato il segretario dell’Unione degli Atei edegli Agnostici razionalisti (Uaar), Stefano Incani: “Per noidell’Uaar si tratta di un atto dovuto anche in considerazione delfatto che le scuole paritarie ricevono cospicui fondi pubblici ea maggior ragione dunque non possono porre in essere differenzedi trattamento che violano la legge”.
Sav
231301 giu 16
MAZ

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