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Martedì 29 marzo 2016 - 16:46

Crittografia e cyber intelligence, l’Europa si divide

Dibattito nato sulla scia del caso Apple-Fbi
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Roma, 29 mar. (askanews) – Il dibattito sul giusto confine tra sicurezza nazionale e privacy, sollevato negli Stati Uniti dal braccio di ferro tra Apple e Fbi, è ormai caldo anche in Europa.

Dopo le ultime stragi che hanno colpito il Vecchio continente, da quella di Parigi a novembre scorso agli attentati di Bruxelles, i governi europei si dividono sempre più sull’argomento.

In Francia, ad esempio, il parlamento discute di proposte per dare alle agenzie di intelligence nuovi poteri per seguire la vita digitale dei potenziali attentatori e anticiparne così le mosse. Tra le possibili misure di cui si potrebbe dotare Parigi c’è la possibilità di incriminare fino a 5 anni i dirigenti delle compagnie tecnologiche che si rifiutassero di consegnare informazioni agli investigatori, nonché multe fino a 390mila dollari per le loro aziende.

Nel Regno Unito, invece, i legislatori elaborano nuove norme che potrebbero entrare in vigore entro la fine dell’anno. Le nuove leggi obbligherebbero attori del calibro di Facebook e Google a consegnare, in caso di bisogno, dati crittografati e ad aiutare le Forze dell’ordine del Paese per accedere ai computer o agli smartphone desiderati (sulla scia di quanto accade negli Usa con le proposte normativa dei senatori Dianne Feinstein, democratica, e Richard Burr, repubblicano). Altre possibili misure potrebbero invece costringere le società di telecomunicazioni a conservare i dati sulle pagine visitate dagli utenti negli ultimi dodici mesi o consentire alle agenzie d’intelligence di raccogliere legalmente in massa informazioni, per poi concentrarsi su un singolo obiettivo in caso di necessità.

Sul versante opposto si collocano invece nazioni come Germania e Paesi Bassi, che hanno finora rigettato ogni ipotesi di questo tipo. Berlino continua ad avere norme a tutela della privacy tra le più severe al mondo. Mentre il governo olandese ha pubblicato quest’anno una lettera aperta in cui si dichiara apertamente contro back door nei servizi di crittografia, perché potrebbero aiutare le indagini ma anche essere una freccia in più nell’arco degli stessi criminali.

(Fonte: Cyber Affairs)

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