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Domenica 20 marzo 2016 - 18:54

Agricoltura trentina, Dallapiccola: siamo sulla buona strada

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Roma, 20 mar. (askanews) – “L’obiettivo è migliorare ancora di più, ma non va dimenticato che il Trentino ha già fatto enormi progressi per garantire un’agricoltura attenta alla salute e alla qualità della vita. Non abbassare la guardia ci richiama tutti ad affrontare il tema con rigore scientifico, senza creare allarmi ingiustificati”. Lo afferma l’assessore all’agricoltura della Provincia Autonoma di Trento, Michele Dallapiccola che, prendendo spunto dal convegno “Ambiente è salute: esposizione cronica a pesticidi e DNA umano” ospitato l’altra sera a Cles, riassume in quattro punti il grande lavoro che da sempre la Provincia autonoma di Trento ha sviluppato nel campo della sostenibilità ambientale per le colture agricole.

“Attenzione a come si effettuano le rilevazioni – aggiunge l’assessore -. Ciò che è stato riportato l’altra sera dal punto di vista scientifico ha un valore limitato già che si tratta di un reperto scientifico e considerazioni di carattere generale che per essere autorevoli debbono risultare ricomprese in un ambito di indagine epidemiologica seria. L’impegno metodico ci ha portato a dire che anche nell’ambito della Val di Non la casistica relativa a neoplasie e malattie professionali sono assolutamente riconducibili a livelli statistici analoghi in tutto il resto della provincia. Tuttavia questo ovviamente non ci permette di abbassare la guardia, anzi: proseguiremo nei controlli che ci siamo impegnati a realizzare con sistematicità, prendendo come riferimento non solo la provincia, ma anche altri territori delle Alpi”.

Ma ecco punto per punto lo stato dell’arte.

1. Nuove regole per maggiori garanzie. Adottando il piano agronomico nazionale (PAN), abbiamo introdotto – in accordo con produttori e sindacati – un “supplemento di responsabilità” attraverso un articolato sistema di controllo e gestione dell’utilizzo dei fitofarmaci in agricoltura. Ad esempio sono stati individuati come “punti sensibili” tutti i luoghi pubblici: qui in pratica le distanze che devono essere rispettate per l’aspersione dei farmaci sono maggiori che nel resto d’Italia. Si promuovono l’utilizzo di siepi e si introducono distanze più favorevoli agli abitanti anche per quanto riguarda le abitazioni civili e si introducono orari stringenti (praticamente solo notturni) in prossimità dei percorsi ciclabili. Si ricorda infine che tutti i mezzi per l’utilizzo dei farmaci sono sottoposti a revisione obbligatoria.

2. Lotta integrata, per usare sempre meno farmaci. In Trentino ci siamo sempre distinti – grazie all’autorevole presenza della Fondazione Edmund Mach e con la collaborazione dell’Istituto dell’associazione dei produttori di ortofrutta – per la particolare evoluzione del sistema di lotta integrata: accanto all’utilizzo di farmaci si collocano infatti azioni alternative come, ad esempio, la tecnica della “confusione sessuale”che altera il ciclo biologico di alcuni vettori parassiti. Questo impegno è testimoniato non solo dal numero dei controlli (890 campioni di frutti raccolti e analizzati nel 2015, a fronte dei circa 400 disposti annualmente dal Ministero della Salute sul territorio nazionale e dei circa 1600 dell’Efsa a livello europeo), ma soprattutto dai loro esiti. Nel 98,6 per cento dei casi di “presenza” il residuo rilevato è risultato inferiore del 50 per cento rispetto al limite ammesso dalla legislazione europea. A ridurre l’impiego degli insetticidi ha concorso e concorre anche la confusione sessu ale, tecnica di controllo naturale degli insetti dannosi che nel periodo 2005 – 2014 ha visto crescere la superficie coltivata di applicazione da 1000 a 7000 ettari. Nello stesso periodo i residui di insetticidi sono diminuiti di circa 4 volte.

3. Lavorare insieme, con le migliori basi scientifiche per un’agricoltura sempre più sana. A dieci anni dall’approvazione delle prime Linee guida per l’utilizzo sostenibile dei prodotti fitosanitari (2006), che rappresentarono la base per la predisposizione da parte dei Comuni dei rispettivi regolamenti, il Trentino vuole “fare di più”. Il protocollo firmato in gennaio da Apot, FEM, e Provincia impegna i produttori, attraverso le loro organizzazioni, a fare proprie fin da subito le norme della “Produzione Integrata Volontaria”, come definita dal PAN, con limitazioni volontarie che vanno oltre le normative esistenti e “la progressiva eliminazione dai disciplinari di produzione integrata di sostanze attive ritenute a rischio per la salute e per l’ambiente”. Le stesse OP si impegnano anche ad investire adeguate risorse per la crescita professionale dei frutticoltori e dei viticoltori e ad attivare progetti di ricerca di tecniche innovative volte a migliorare il grado di sostenibilità delle rispettive filiere produttive. Per lo sviluppo di tali iniziative i produttori potranno contare, in particolare, sull’esperienza di livello internazionale della Fondazione Mach. Da ricordare infine l’obiettivo di eliminare il clorpiriphos anche dall’ortofrutta entro la prossima stagione, così come è già avvenuto (sottolineo: “già avvenuto”) in viticoltura4. Grande attenzione al biologico. Anche la Provincia di Trento appoggia la diffusione del metodo biologico, pur riconoscendo che in certe situazioni gioca a sfavore la frammentazione degli appezzamenti come una maggiore laboriosità del sistema in funzio ne di un nostro assetto aziendale molto legato ancora ad una dimensione familiare. Tuttavia oltre agli importanti incentivi presenti nel PSR per l’acquisto di macchine particolarmente adatte alle coltivazioni bio ed ai maggiori punteggi nelle graduatorie di attribuzione dei contributi proprio a coloro che intraprendono questo metodo di colturale vanno ricordati anche gli incontri specifici organizzati su questo tema ed una particolare passione con la quale l’Ufficio produzioni biologiche della Provincia porta avanti il compito che le è stato assegnato. Dal punto di vista operativo, uno specifico piano d’azione provinciale cerca di semplificare ed incentivare il sistema dei controlli in campo bio e di agevolare il riconoscimento dei biodistretti oltre che stimolare forme di collaborazione tra produttori e consumatori e incentivare la ricerca su varietà “resistenti” e metodi di coltivazione che riducano l’utilizzo dei farmaci e dei diserbanti.

“Siamo consapevoli che molto si deve ancora fare e che la popolazione va comunque informata e resa consapevole – conclude Dallapiccola – ma, dati alla mano e senza autoreferenzialitá, penso si possa davvero dire che siamo sulla strada giusta di un cammino lungo il quale il Trentino si trova a buon punto”.

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