Header Top
Logo
Sabato 24 Giugno 2017

Logo
Corpo Pagina
Breadcrumbs
  • Home
  • Cronaca
  • Frane e alluvioni: 7 milioni di italiani abitano in aree a rischio

colonna Sinistra
Mercoledì 2 marzo 2016 - 12:31

Frane e alluvioni: 7 milioni di italiani abitano in aree a rischio

Grassi (#italiasicura): finanziati i 33 più importanti cantieri
20160302_123055_F7555559

Roma, 2 mar. (askanews) – In Italia supera i 7 milioni il numero degli abitanti residenti in aree a rischio frane e alluvioni (12% del totale), dei quali oltre un milione vive in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata (P3 e P4), mappate nei piani di assetto idrogeologico (Pai) e quasi 6 milioni vivono in zone alluvionabili classificate a pericolosità idraulica media P2 con un tempo di ritorno fra 100 e 200 anni (perimetrate nell’ambito della Direttiva Alluvioni).
Campania, Toscana, Liguria ed Emilia-Romagna, sono le regioni con i valori più alti di popolazione a elevato rischio frana, mentre i numeri più rilevanti di popolazione a rischio alluvione, nello scenario di pericolosità idraulica media P2, si riscontrano in Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Lombardia e Liguria. A livello comunale, è invece a rischio l’88,3% dei comuni italiani. A presentare i dati ufficiali, elaborati nel 2015, è il rapporto Ispra “Dissesto Idrogeologico in Italia”.
“La fotografia scattata da Ispra – ha commentato Mauro Grassi, responsabile della Stuttura di missione di Palazzo Chigi #italiasicura contro il dissesto idrogeologico – dimostra, una volta di più, che intervenire per la prevenzione di frane e alluvioni è l’unico percorso capace di ridurre il rischio che in futuro altre vittime e altri danni si aggiungano al già smisurato elenco di tragedie del nostro passato”. Per Grassi con #italiasicura “il Governo ha scelto la strada della prevenzione, finanziando con oltre 750 milioni di euro i 33 più importanti cantieri per la sicurezza delle nostre città, dove maggiore è il numero di persone, attività economiche e beni culturali esposti al rischio di finire sommersi da un’alluvione o sepolti da una frana. Entro questa estate saranno consegnati lavori per circa 254 milioni”.
Oltre agli interventi, già in corso, sul Fereggiano a Genova (45 milioni ) e sul Seveso a Milano (30 milioni ) si prevede già a partire dal mese di marzo l’intervento sul litorale di Cesenatico (21 milioni) e quindi sul Lambro a Milano (6,5 milioni) e a seguire ancora sul Bisagno a Genova (95 milioni), su alcuni lotti del Lusore a Venezia (10 milioni) e dell’Astico per Vicenza (31,3 milioni) e infine su alcuni, più piccoli, interventi nell’area di Carrara e Pisa (3,6 milioni). “E’ una sfida che durerà anni perché le opere da realizzare sono spesso importanti quanto complesse, ma che ora ha un orizzonte preciso cui guardare, fatto di progetti esecutivi, cantieri, vasche di laminazione, scolmatori e nuovi e più sicuri argini”, ha concluso Grassi.
Tornando ai numeri del dissestoidrogeologico, sono 7.145 i comuni a rischio frane e/o alluvioni:di questi, 1.640 hanno nel loro territorio solo aree ad elevatapropensione a fenomeni franosi, 1.607 solo quelle a pericolositàidraulica, mentre in 3.898 coesistono entrambi i fenomeni. Settedetto le regioni con il 100% dei comuni a rischio idrogeologico:Valle D’Aosta, Liguria, Emilia -Romagna, Toscana, Marche, Molise e Basilicata. A queste, siaggiungono Calabria, Provincia di Trento, Abruzzo, Piemonte,Sicilia, Campania e Puglia con una percentuale di comuniinteressati maggiore del 90%.
Sono, invece, 51 le province con il 100% dei comuni a rischio perfrane e inondazioni, mentre i livelli elevati di pericolosità dafrana e quelli medi per la pericolosità idraulica, riguardano il15,8% del territorio nazionale, per una superficie complessiva di47.747 km2.
Pesanti anche gli impatti sul mondo delle imprese.In Italia,quasi 80.000 unità locali di imprese (circa l’1,7%) si trovano inaree a pericolosità da frana elevata e molto elevata per untotale di oltre 200.000 addetti a rischio. Le regioni con ilnumero più alto di unità locali a rischio sono Campania, Toscana,Emilia-Romagna e Piemonte. Esposte, invece, al pericoloinondazione nello scenario medio, 576.535 unità, per un totale dioltre 2 milioni di addetti. Emilia-Romagna, Toscana, Veneto,Liguria e Lombardia, sono le regioni con il numero piùelevato di imprese vulnerabili al fenomeno idraulico.
I Beni Culturali architettonici, monumentali e archeologicipotenzialmente soggetti a fenomeni franosisono invece 34.651 (18,1% del patrimonio totale), dei quali oltre10.000 rientrano in aree a pericolosità elevata emolto elevata. Nello scenario di pericolosità media dellealluvioni ricadono circa 29.000 monumenti, mentre oltre 40.000sono i beni culturali a rischio nello scenario relativo a eventiestremi P1(meno probabili, ma più intensi). Le regioni con ilnumero più alto di beni a rischio nello scenario medio, sonoEmilia-Romagna, Veneto, Liguria e Toscana. Tra i comuni, spiccanole città d’arte di Venezia, Ferrara, Firenze, Ravenna e Pisa.Roma si aggiunge, invece, se consideriamo lo scenario a scarsaprobabilità di accadimento. Il forte incremento del territoriourbanizzato a partire dal secondo dopoguerra assume nel contestodel dissesto idrogeologico una particolare rilevanza in quanto haportato, secondo il rapporto Ispra, a un considerevole aumentodegli elementi esposti e quindi del rischio. Attualmente, nellearee classificate a più elevata pericolosità da frana si trovano476 km2 di superfici artificiali, pari al 2,7% del totale, mentreoltre 2.000 km2 (11,5%) ricadono nello scenario di pericolositàidraulica media.
“Integrare e mettere a sistema tutte le conoscenze adisposizione, come viene fatto oggi con gli ultimirapporti elaborati da Ispra, è fondamentale – ha affermato ilcapo del Dipartimento della ProtezioneCivile, Fabrizio Curcio intervenuto alla presentazione delrapporto Ispra -. Così come determinante è che i dati non sianosemplicemente resi pubblici, ma contestualizzati, semplificati espiegati ai cittadini in una visione più complessiva dipolitiche di riduzione dei rischi: solo così le comunità non solopotranno meglio comprendere e seguire le attività di prevenzionestrutturale e di protezione civile decise sui territori, mapotranno fornire davvero anche un attivo contributo nellamitigazione dei rischi”.
Gbt
MAZ

CONDIVIDI SU:





articoli correlati
ARTICOLI CORRELATI:
Contenuti sponsorizzati
Barra destra
[an error occurred while processing this directive]
Torna su