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Venerdì 12 febbraio 2016 - 10:16

Per il criminologo Ragone la morte di Luigi Tenco fu un omicidio

Il cantautore "fu una vittima politica"
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Roma, 12 feb. (askanews) – Il criminologo Pasquale Ragone, direttore della rivista Cronaca&Dossier e autore della controinchiesta sulla morte di Luigi Tenco (“Le ombre del silenzio”), dai microfoni di Radio Cusano Campus, torna in merito al caso del suicidio del cantautore.
Il cantautore morì a Sanremo il 27 gennaio 1967 e subito si archiviò come suicidio. Da allora troppi dubbi e incongruenze sono emersi, tanto che una richiesta di nuovi accertamenti è stata depositata presso la Procura di Imperia. “Non si trattò di suicidio, ma di omicidio – afferma Ragone – L’arma di Luigi Tenco non ha mai sparato e non è mai entrata sulla scena del crimine. Questo lo sappiamo grazie alla documentazione originale fornita dalla Procura, che abbiamo pubblicato”.
Ragone aggiunge: “Secondo noi quell’arma è sempre rimasta in macchina, non è mai entrata nella stanza. Quando la polizia interviene nella stanza, fa un elenco degli oggetti ritrovati nella stanza e non c’è l’arma del cantautore, una Walther PPk 7,65. E non c’era neanche il biglietto attribuito a Tenco. La polizia scientifica, come da richiesta del Procuratore, cerca il bossolo, fa una comparazione balistica e sul bossolo presente sulla scena del crimine ci sono le tracce di una beretta modello 70, invece la scientifica dice che c’è la traccia dell’arma di Tenco. Un’ulteriore prova è stata l’analisi balistica. Con il contributo di uno dei massimi esperti di balistica in tutta Italia, il professor Martino Farneti, abbiamo evidenziato che i segni presenti sul bossolo non sono compatibili con quelli lasciati da una Walther PPk 7,65″.”Tenco fu una vittima politica – sottolinea Ragone -. Siamo partiti da una documentazione che riguarda la vita militare del cantature e siamo arrivati a scoprire la presenza di personaggi, legati poi all’eversione di destra, di cui non si conoscevano legami con fatti importanti come il tentato golpe borghese del ’70. Abbiamo scoperto che molti dei nomi ritrovati, legati in qualche modo a Tenco, avrebbero poi avuto a che fare negli anni successivi al tentato golpe borghese. Questi gruppi di malaffare ed eversione erano legati al mondo della musica italiana. Ci saremmo aspettati un interesse maggiore da parte della Procura riguardo questi aspetti”.
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