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Mercoledì 30 dicembre 2015 - 10:32

L’Italia rischia una maxi multa da 1 miliardo di euro per lo smog

Fonti Commissione Ue: "Violazioni incompatibili con salute cittadini"
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Bruxelles, 30 dic. (askanews) – Per la mancata riduzione dellosmog, e in particolare delle polveri sottili nelle maggiori cittàitaliane, la Commissione europea è pronta ad passare alla secondafase della procedura d’infrazione comunitaria (il “pareremotivato”), che potrebbe portare poi a un ricorso alla Corteeuropea di Giustizia con la richiesta di condannare l’Italia apagare una sanzione forfettaria da 1 miliardo di euro, piùsanzioni pecuniarie aggiuntive proporzionali alla durataulteriore delle violazioni alla direttiva sulla qualitàdell’aria.
Lo hanno affermato fonti della Commissione europea, conriferimento in particolare al superamento consistente dellesoglie per la concentrazione di particolato Pm10 (la soglia mediaannuale di 40 microgrammi per metro cubo e quella giornaliera di50 microgrammi/m3) in tutta la Pianura Padana (Emilia Romagna,Piemonte, Lombardia e Veneto), a Roma e a Napoli.
In queste aree “siamo a circa 100 giorni di superamento dellimite massimo giornaliero di 50 microgrammi per metro cubo, iltriplo della soglia di tolleranza di 35 giorni all’anno”, hannospiegato le fonti. E’ una situazione simile a quella riscontratain Bulgaria e Polonia, due Stati membri per i quali laCommissione ha già adito la Corte di Giustizia, rispettivamenteil 18 giugno e il 10 dicembre scorsi.
E se l’Italia si colloca subito dopo questi due Paesi per ilnumero di giorni di “sforamento” all’anno, con picchi inferiori aquelli registrati in alcune città bulgare e polacche, lasituazione nella Penisola “è peggiore in termini di mortipremature attribuite all’esposizione al Pm10 e al biossido diazoto: le cifre ufficiali, fornite dall’Agenzia europea perl’Ambiente, vedono l’Italia al primo posto assoluto nell’Ue con84.000 decessi prematuri all’anno”, hanno sottolineato le fonti.Si tratta, hanno aggiunto, di “livelli di esposizioneincompatibili con il diritto alla protezione della salute deicittadini, che è il primo obiettivo delle norme Ue sulla qualitàdell’aria”.
A quanto sembra, se il caso italiano non è ancora davanti allaCorte di Giustizia, è solo perché i dati delle concentrazioni digas inquinanti relativi al 2014 non erano ancora pervenuti allaCommissione alla scadenza prevista del 30 settembre scorso,mentre non erano mai stati comunicati quelli del 2013; solo dopouna messa in mora dell’Italia da parte dell’Esecutivo Ue i datidi entrambi gli anni sono stati finalmente inviati a Bruxelles,il 30 novembre scorso.
Come si arriva al calcolo di 1miliardo di euro per la sanzione che la Commissione chiederàprobabilmente alla Corte Ue di comminare all’Italia, in caso dicondanna per la mancata adozione di misure idonee a rientrarenelle norme? Semplicemente considerando i tre coefficientioggettivi che determinano l’ammontare complessivo: ilcoefficiente Paese, che è molto alto per i grandi Stati membricome l’Italia (solo per la Germania è più alto); il coefficientedurata dell’infrazione (per l’Italia siamo a 10 anni disforamenti, fin da quando entrò in vigore la direttiva qualitàdell’aria nel 2005); e infine il coefficiente gravità, che inquesto caso è il massimo possibile, trattandosi di violazioni cheminacciano direttamente la salute dei cittadini, hanno spiegatole fonti, ricordando che ci sono stime impressionanti (fral’altro, dell’Agenzia europea dell’Ambiente di Copenaghen) sulnumero di persone esposte al rischio di morte prematura a causadi questi gas inquinanti.
Una regione italiana particolarmente inadempiente, sempre secondole fonti della Commissione, è il Veneto, dove “tutto è fermo dal2006, in dieci anni non hanno praticamente fatto niente”,nonostante l’obbligo di stabilire e aggiornare periodicamente ipiani d’azione per il rispetto delle soglie stabilite dalladirettiva, anche se “risulta che finalmente ora stianocominciando a muoversi”. Un’altra regione nei guai è il Piemonte,ma in questo caso ci sono giustificazioni dovute alla presenza dimontagne intorno alle città che ostacolano il ricambio dell’aria.
Sempre in Veneto, infine, le fonti comunitarie hanno paventatouna ripetizione a breve del disastro dell’Epifania degli anniscorsi, causato dal tradizionale falò del “Panevin”, in cuicapita spesso che si bruci di tutto, compresi materiali plastici(con emissioni di diossina). L’anno scorso, l’Agenzia regionaleper l’ambiente (Arpa) del Veneto non riuscì nemmeno a stabilireil livello effettivo di concentrazione del Pm10 per tutta lagiornata del 6 gennaio, perché era superiore al livello massimodi 350 microgrammi per metro cubo) che le centraline possonoregistrare.
Oltre che contro l’Italia, la Bulgaria e la Polonia, laCommissione europea ha aperto procedure d’infrazione contro altri13 Stati membri per l’eccessiva concentrazione di polverisottili: Belgio, Repubblica ceca, Germania, Grecia, Spagna,Francia, Ungheria, Lettonia, Portogallo, Romania, Svezia,Slovacchia e Slovenia.
Anche per un altro inquinante maggiore fra i componenti dellosmog, il biossido d’azoto (NO2), che causa malattiecardiovascolari e respiratorie, la Commissione ha iniziato varieprocedure d’infrazione contro l’Italia e altri Stati membri inparticolare Regno Unito, Portogallo, Spagna, Germania e Francia,per violazione degli standard di qualità dell’aria in vigore findal 2010 (direttiva Ce 2008/50).
Loc-Plg

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