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Mercoledì 16 dicembre 2015 - 13:17

Da Roma-Lido a Messina-Siracusa, le linee da incubo per i pendolari

Legambiente: treni regionali vecchi e inadeguati, aumentano le tariffe
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Roma, 16 dic. (askanews) – Treni vecchi, lenti, su linee che vedono troppo spesso tagli e accumulano ritardi. La situazione del trasporto ferroviario italiano è sempre più divisa in due, tra una Alta Velocità con servizi più veloci e moderni e un servizio locale con diffusa situazione di degrado che spinge purtroppo i cittadini all’uso dell’auto privata, con aggravio dei costi, del traffico veicolare, dell’inquinamento. Eppure, sono circa 3 milioni le persone che ogni giorno utilizzano i treni per raggiungere i luoghi di lavoro o studio.
Legambiente lancia la Campagna Pendolaria, presentando una anticipazione, con analisi della situazione di maggiore disagio sulle linee ferroviarie italiane, del Rapporto annuale che verrà presentato a Gennaio e che quest’anno avrà come focus l’emergenza Sud. Le ragioni della situazione che vivono i pendolari sono chiare. I treni sono troppo vecchi. In Italia attualmente sono circa 3.300 i treni in servizio nelle regioni con convogli di età media pari a 18,6 anni, con differenze però rilevanti da regione a regione. I treni sono pochi. Dal 2010 a oggi, complessivamente, si possono stimare tagli pari al 6,5% nel servizio ferroviario regionale proprio quando nel momento di crisi è aumentata la domanda di mobilità alternativa più economica rispetto all’auto, anche se con differenze tra le diverse regioni.
Tra il 2010 e il 2015 il taglio ai servizi ferroviari è stato pari al 26% in Calabria, 19% in Basilicata, 15% in Campania, 12% in Sicilia. Mentre il record di aumento del costo dei biglietti è stato in Piemonte con +47%, mentre è stato del 41% in Liguria e del 25% in Abruzzo e Umbria, a fronte di un servizio che non ha avuto alcun miglioramento. Manca totalmente una regia nazionale rispetto a un tema che non può essere delegato alle Regioni senza controlli. Anche perché da Berlusconi a Renzi, chi è stato al Governo in questi anni ha una forte responsabilità rispetto alla situazione che vivono i pendolari. Rispetto al 2009 le risorse da parte dello Stato per il trasporto pubblico su ferro e su gomma sono diminuite del 25% con la conseguenza che le Regioni, a cui sono state trasferite nel 2001 le competenze sui treni pendolari, hanno effettuato in larga parte dei casi tagli al servizio e aumento delle tariffe.
‘Il trasporto pendolare dovrebbeessere una priorità delle politiche di Governo – ha dichiarato ilvicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini – perché rispondea una esigenza reale e diffusa dei cittadini e perché, se fosseefficiente, spingerebbe sempre più persone ad abbandonare l’usodell’auto con vantaggi ambientali, climatici e di vivibilitàdelle nostre città. Eppure, un cambio di rotta delle politiche dimobilità ancora non si vede. Nella Legge di Stabilità non c’ènessuna risorsa per l’acquisto di nuovi treni o per ilpotenziamento del servizio, mentre gli stanziamenti erogati dalleRegioni sono talmente risibili da non arrivare, in media, nemmenoallo 0,28% dei bilanci. La nostra mobilitazione a fianco deipendolari – continua Zanchini – punta a cambiare questo stato dicose. Governo e Regioni devono impegnarsi concretamente permigliorare il trasposto pubblico su ferro’.
Al contrario degli altri Paesi europei, in Italia negli ultimi20 anni neanche un euro è stato investito dallo Stato perl’acquisto di nuovi treni. Alcune Regioni hanno fattoinvestimenti attraverso i Contratti di Servizio, altre piùvirtuose, individuando risorse nel proprio bilancio o orientandoin questa direzione i fondi europei. In assenza di una regianazionale ci troviamo sempre di più di fronte a un servizio diserie A, per i treni ad alta velocità, di serie B nelle Regioniche hanno individuato risorse per evitare i tagli, e di serie Cnelle altre Regioni. Il trasporto ferroviario italiano contatreni troppo vecchi, lenti e lontani dagli standard europei difrequenza delle corse. Negli ultimi dieci anni sono statirealizzati alcuni interventi per la sostituzione del materialerotabile, ma non basta assolutamente. Perché occorre aumentare ilservizio con nuovi treni, a partire dalle linee più frequentate esmetterla con i tagli. Inoltre il tasso di sostituzione è ancoratroppo lento dato che ha riguardato solo il 19,8% della flottatotale di treni regionali attualmente in circolazione.
Ecco le 10 peggiori linee d’Italia per i pendolari nel 2015: -Roma-Lido. La palma di peggior linea pendolare quest’anno va alla Roma-Lido di Ostia. Il servizio ferroviario di questa linea suburbana gestita da Atac risulta totalmente inadeguato per i circa 100.000 pendolari quotidiani. Il 2015 è stato un anno terribile, con un servizio che sembra peggiorare di giorno in giorno a causa di ripetuti guasti e problemi tecnici: corse che saltano senza che venga fornita un’adeguata informazione, frequenze oltre i 40 minuti, convogli vecchi e sovraffollati spesso privi di aria condizionata, stazioni non presidiate. Ad aggravare il tutto, il fatto che i pendolari di questa linea arrivati al Capolinea a Roma, spesso continuano il viaggio sulla linea B della metropolitana. Dove trovano un servizio indegno per una città europea, con attese che si attestano, in media, sui 15 minuti con picchi di 20-25, quando, a causa di guasti ai convogli o al sistema elettrico, il servizio non si ferma totalmente.
Alifana e Circumvesuviana. La situazione in Campania della ferrovia Alifana è stata nel 2015 al centro delle cronache per le lamentele da parte dei pendolari che si muovono verso Napoli dal casertano a causa di molteplici ritardi, soppressione di corse, ma soprattutto per la precarietà dei mezzi su cui viaggiano, privi di aria condizionata, con sediolini e carrozze antiquate e scarso servizio di pulizia. Su questa linea viaggiano ancora convogli diesel in attesa che finalmente si completi l’elettrificazione. Ma a Napoli rimane gravissima la situazione che continua a vivere la Circumvesuviana, una delle ferrovie più c olpite dai tagli degli ultimi anni, con treni fatiscenti, vagoni stracolmi (ogni giorno 120mila persone sulla linea!) perché insufficienti per una tratta che collega Napoli con i quartieri e i Comuni ad Est. Numerosi gli episodi di disagi e disservizi, con treni soppressi o fermi anche un’ora alle fermate a causa di guasti e rotture dei mezzi.
– Chiasso-Rho. Si tratta di una linea, la S11, prolungata da Milano a Rho in occasione dell’Expo, che vede quotidianamente l’utilizzo da parte di quasi 50.000 pendolari che lamentano frequenti ritardi e tempi di percorrenza paragonabili a quelli del secolo scorso (per fare 60 chilometri si impiega oltre un ora e mezza). Solo nel mese di settembre sono stati oltre 100 i ritardi collezionati, una media superiore ai 4 ritardi al giorno,anche nei weekend.
– Verona-Rovigo. Lungo i 95 km che collegano Verona a Rovigo idisagi sono all’ordine del giorno. Su questa linea insiste unpendolarismo importante di studenti e lavoratori, ma è anchemolto frequentato da turisti. Qui viaggiano mezzi lenti (55 km/hdi media) e vecchi, su una linea a binario unico e dove mancaancora il completamento dell’elettrificazione nelle tratte Isoladella Scala-Cerea e Legnago-Rovigo e i pendolari devono anchefare un biglietto diverso per il proseguimento da Rovigo aChioggia.
– Reggio Calabria-Taranto. Una linea fondamentale di collegamento tra le regioni del Sud che vede continui tagli e l’uso di treni sempre più vecchi, malgrado il ruolo fondamentale che potrebbe avere nel collegare gli oltre 40 centri urbani e turistici lungo il percorso. Da Reggio c’è un solo treno diretto al giorno, che ci mette 7 ore e 12 minuti a una velocità di 66 km/ora su una linea sostanzialmente vuota. Nel corso degli ultimi due anni la Regione Calabria ha tagliato circa 20 milioni di euro al contratto di Servizio con Trenitalia, già impoverito di molto negli anni precedenti. A partire dalla metà del 2014 è stata decretata la soppressione di ben 26 treni regionali, poi in seguito alle trattative, 10 corse sono state ripristinate, ma con notevoli riduzioni sulla linea Jonica e la Rosarno-Lamezia Terme Centrale via Tropea. I pendolari segnalano problemi anche nella scelta delle fermate.
– Messina-Catania-Siracusa. Lungo i 177 km della linea che collega Messina a Siracusa, i treni viaggiano a una velocità media di 69 km/h passando per Catania, i disservizi più frequenti riguardano gli imprevisti tecnici, quasi sempre dovuti alla condizione dell’infrastruttura. Manca sempre una adeguata informazione ai viaggiatori in caso di interruzioni, guasti agli scambi, furti di rame. Su questa linea insiste la tratta Giampilieri-Fiumefreddo, il cui raddoppio per 42 km è previsto dal contratto di programma di RFI già dal 2000. Un’opera dal valore di 2,27 miliardi di euro che vede ad oggi un finanziamento di soli 49 milioni
-Taranto-Potenza-Salerno. Su questa linea di oltre 200 km di fondamentale importanza per i collegamenti interni tra Puglia, Basilicata e Campania, ma anche per i pendolari dei diversi centri lungo la linea, la situazione è ferma a 50 anni fa. I convogli non raggiungono i 50 km/h di velocità media e impiegano 1 ora e 47 minuti per collegare i 120 Km tra Potenza a Salerno, e 2 ore tra Potenza e Taranto (150 km). La beffa è che i ritardi sono all’ordine del giorno (quando i treni non subiscono soppressioni improvvise), nonostante la linea sia sostanzialmente vuota, visto che ci sono solamente 6 treni per direzione di marcia al giorno.
– Novara-Varallo. Addio ai treni lungo la linea Novara-Varallo dal settembre 2014. C’è quindi chi sta peggio di altri, perché oggi l’unica speranza dei pendolari dell’area è che con l’inserimento della linea nel capitolato di gara d’appalto nel lotto del quadrante nord-orientale del Piemonte si veda una riapertura ed un rilancio del servizio. Ma è solo una possibilità e in ogni caso se ne riparlerà dopo il 2017.
– Orte-Foligno-Fabriano. Su questa linea i pendolari aspettano da tanti anni che si dia seguito alle promesse di un potenziamento.Stiamo infatti parlando di un collegamento nazionale, tra Roma, l’Umbria e le Marche su cui sarebbero previsti investimenti in perenne ritardo e di cui beneficerebbe anche il servizio pendolare. Per ora la linea di 140 km continua ad avere molti tratti a binario unico, una media di velocità di 70 km/h, e i pendolari lamentano continui disagi a causa di guasti dei treni e criticità durante l’inverno per la pioggia, il gelo ed in alcuni casi persino a causa delle foglie che creano problemi di aderenza delle ruote del locomotore sulla rotaia.L’infrastruttura in alcuni tratti è a binario unico mentre i lavori di raddoppio sono in ritardo ormai da anni.
– Genova-Acqui Terme. Numerosi disagi si riscontrano sulla linea che collega Genova con il Ponente e che passa per numerosi centri fino ad ad Acqui Terme, a causa di 46 km a binario unico e di tagli ai treni, per una media di 45 km/h. Qui il maltempo può causare interruzioni della linea e frane. All’ordine del giorno ritardi, scarsità di treni, soppressioni improvvise e attese interminabili.
‘L’Italia continua a non avere una politica per il trasporto ferroviario nazionale e locale fuori dall’Alta Velocità. – ha continuato Zanchini – Eppure è evidente che senza una regia e investimenti la situazione di disagio che si vive in larga parte d’Italia non cambierà. Il cambiamento passa anche per l’acquisto di nuovi treni, nell’interesse generale oltre che dei pendolari: nel rinnovamento del parco rotabile in circolazione sostituendo i treni con più di 20 anni di età; nel potenziamento dell’offerta nelle tratte più frequentate delle aree metropolitane; nel miglioramento del servizio nelle regioni meridionali perché oggi sono numerose le linee che collegano anche importanti centri urbani ma con pochissimi convogli oltretutto obsoleti’.
La regione con la più alta età media dei treni è l’Abruzzo, con28,3 anni, e l’84,7% dei treni circolanti ha più di 20 anni.Anche in Basilicata, si trovano dati estremamente negativi, conun’età media dei treni di quasi 24 anni. In Puglia la situazionepiù critica è quella delle linee di Ferrovie del SudEst, ma ingenerale è necessario un rinnovo del parco rotabile vista l’etàmedia di 23 anni. In Sicilia, l’età media dei treni è di circa23 anni, con la conseguenza che sulla tratta Siracusa-Gela lostato dei treni è mediocre tanto che gli attuali tempi dipercorrenza sono addirittura superiori a quelli di 20 anni fa,anche a causa di un’infrastruttura decisamente carente. InLombardia l’età media dei treni è di circa 22 anni che scendeperò a 7,5 considerando i revamping. Nonostante ciò, vista lagrande quantità di pendolari, l’usura dei convogli incide sullaqualità del servizio sulle linee, a partire dallaMilano-Lecco-Tirano. In Calabria i pochi treni in circolazionehanno oltre 21 anni di età. In Umbria non va meglio con treni dicirca 20 anni, mentre è di 19,5 anni l’età media dei treni inSardegna.
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