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Lunedì 23 novembre 2015 - 18:54

Nei tg delle tv lombarde rappresentazione femminile vale 15,2%

Lo evidenzia ricerca promossa dal Corecom su emittenti private
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Milano, 23 nov. (askanews) – La donna e l’universo femminile sono sempre tenuti in poca considerazione in tv e nei telegiornali delle tv private lombarde. Alla fine, a predominare, infatti, è sempre il soggetto maschile. A fotografare questo spaccato è il Corecom della Lombardia, che ha accesso i riflettori su questa disparità nel corso del convegno “La comunicazione di genere contro stereotipi e ogni forma di violenza” svoltosi nella Sala Gonfalone di Palazzo Pirelli e nel corso del quale è stata presentata una ricerca volta ad indagare in modo quantitativo e non qualitativo la rappresentazione femminile nell’emittenza lombarda.

“La ricerca -ha detto la vicepresidente del Consiglio regionale Sara Valmaggi – ci dice che in questi ultimi dieci anni lo spazio della donna nei telegiornali e nella comunicazione audiovisiva più in generale non è mutato. È un dato che dovrebbe imporci l’obbligo morale a sostenere, prima di ogni altra cosa, politiche e azioni che abbiano come sfondo la parità e il riconoscimento delle differenze di genere”.

Lo studio si basa sui dati elaborati da “Geca Italia” relativamente a una settimana di programmazione, 24 ore su 24, nel corso del settembre 2014, su un campione molto significativo di emittenti private lombarde, alcune delle quali raggiungono audience non molto dissimili da quelle di copertura nazionale. Complessivamente sono state analizzate più di 200 ore di trasmissioni che complessivamente restituiscono un risultato molto netto: la rappresentazione femminile incide per il 15,2%.

Dati “molto significativi” anche per la presidente di Corecom Lombardia, Federica Zanella. “Ritengo che le rilevazioni sia regionali sia nazionali – ha aggiunto – più che essere interpretate come una discriminazione perpetrata per parte dei media rispecchino piuttosto iconograficamente quella che è la rappresentanza femminile in ambiti socialmente sensibili come quelli politici e istituzionali, ma anche nei ruoli apicali delle grandi aziende italiane cosi come nelle realtà associative. La società sta indubitabilmente evolvendo in questo senso, ma molto rimane ancora da fare e ritengo che momenti di dibattito costruttivo come quelli odierni, siano fondamentali sotto questo profilo”.

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