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Giovedì 8 ottobre 2015 - 12:33

Ipotesi di viaggio in Messico, Armenia e Kosovo per Papa in 2016

E inoltre Gmg in Polonia e voci per altri paesi in America latina

Città del Vaticano, 8 ott. (askanews) – Armenia, Messico, nonché altri paesi del Sud America. Kosovo, Polonia, magari Francia. Sono le mete – non certe né tanto meno ufficiali – dei possibili viaggi di Papa Francesco nel corso del 2016.

Il progetto di un preannunciato viaggio del Papa in Messico, forse a settembre, “comincia ad essere concreto”, ha detto nei giorni scorsi il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, commentando le voci, rimbalzate dalla conferenza episcopale messicana, di un viaggio di Francesco nel 2016 nel paese sudamericano. “Rispondendo a una domanda che mi è stata fatta – ha dichiarato il gesuita – ho detto che il Papa desidera andare in Messico, come ben sappiamo perché lo ha detto egli stesso diverse volte in connessione con il viaggio negli Stati Uniti. Ho detto che vi è un progetto per fare questo viaggio nel prossimo anno e che per questo progetto sono cominciati passi concreti. Ho detto che se il Papa va in Messico naturalmente intende andare a onorare la Vergine di Guadalupe nel suo Santuario. Ho detto che questo non è un annuncio ufficiale del viaggio perché non ho date né una agenda da comunicare. Dico che si tratta di un progetto che comincia ad essere concreto”.

Papa Francesco in persona ha accennato alla sua idea, poi tramontata con la scelta di andare a Cuba, di visitare il Messico prima del recente viaggio negli Stati Uniti, ricalcando in qualche modo le orme dei migranti che passano dal sud al nord America: “Io – ha raccontato ai giornalisti sul volo dall’Avana a Washington – pensavo di entrare negli Stati Uniti passando per il Messico, inizialmente, la prima idea era Ciudad Juarez, la frontiera del Messico? Ma andare in Messico senza andare alla “Guadalupana” (la Madonna di Guadalupe, ndr.) sarebbe stata uno schiaffo! Ma è una cosa passata…”.

Si inseguono poi, senza trovare conferma ufficiale o ufficiosa, le voci di altri paesi che, oltre al Messico, il Papa potrebbe toccare: Cili, Uruguay, Perù nonché – ma il tema, all’avvicinarsi delle elezioni presidenzial di dicembre prossimo, è molto delicato – il suo paese d’origine, l’Argentina.

E’ praticamente scontato, a luglio, che Francesco andrà in Polonia per presiedere la Giornata mondiale della gioventù (Gmg) di Cracovia. Se della Spagna non si sa nulla, è nell’aria da tempo – ma anche qui senza conferme – l’ipotesi di un viaggio in Francia, alla quale lo stesso Francesco aveva accennato di ritorno da Strasburgo: “Si deve andare a Parigi certamente, no? Poi, c’è una proposta di andare a Lourdes… Io ho chiesto una città dove non sia andato mai alcun Papa, per salutare quei cittadini. Ma il piano non è stato fatto”.

L’agenzia stampa francese I.Media rivela, inoltre, che “a inizio anno Papa Francesco potrebbe recarsi in Armenia”, sottolineando che negli ultimi mesi due cardinali della Curia romana, Kurt Koch e Leonardo Sandri, si sono recati in questo paese a maggioranza cristiana. Il Papa aveva suscitato l’irritazione della Turchia per aver presieduto una messa, il 12 aprile scorso a San Pietro, nel quale aveva parlato del “genocidio” degli armeni nel centenario di quegli eventi nel 1915. Il presidente armeno Serz Sargsyan, così come i due catolicos armeni, il cattolico e l’ortodosso, presenti a quella cerimonia, hanno riferito nei mesi scorsi di avere invitato il Papa. Dopo l’Albania (2014) e la Bosnia Erzegovina (2015) – è sempre una notizia ipotizata da I.Media – Francesco potrebbe recarsi in Kosovo, paese indipendente dalla Serbia e sede di importanti monasteri ortodossi.

Quest’anno, infine, dopo Sri Lanka e Filippine (gennaio), Sarakevo (giugno), Ecuador, Bolivia e Paraguay (luglio) e il recente viaggio a Cuba e negli Stati Uniti (a settembre), è stato preannunciato un viaggio in Kenya, Ugana e Centrafrica a fine novembre. Il programma, però, non è stato ancora pubblicato. E dopo i violenti scontri degli ultimi giorni, a Bangui, capitale del Centrafrica, la situazione ora appare sotto controllo. Una conferma arrivata dal nunzio apostolico nella Repubblica Centrafricana e in Ciad, mons. Franco Coppola. Che, ai microfoni di Radio vaticana, ha affermato che non si può dire per ora se vi siano rischi. “Dipende – aggiunge – se saranno date le risposte opportune, coinvolgendo realmente tutti nella gestione di questa ultima delicatissima fase della transizione”.

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