Header Top
Logo
Venerdì 23 Giugno 2017

Logo
Corpo Pagina
Breadcrumbs
  • Home
  • Cronaca
  • ## Il Papa striglia Marino: non l’ho invitato io a Philadelphia

colonna Sinistra
Lunedì 28 settembre 2015 - 17:47

## Il Papa striglia Marino: non l’ho invitato io a Philadelphia

Bergoglio non ama photo op e politici che lo tirano per tonaca
20150928_174648_6E61F853

Città del Vaticano, 28 set. (askanews) – Se c’è una cosa che Papa Francesco non sopporta è di essere strumentalizzato. Da chiunque, in particolare dai politici. A Marcelo Figueroa, giornalista evangelico argentino, suo amico di lunga data che lo ha intervistato per la radio Fm Milenium, per dire, Jorge Mario Bergoglio confidava recentemente: ‘Mi sono sentito usato da persone che si sono presentate come amiche e che io forse non avevo visto più di una o due volte in vita mia. Hanno usato questo per il loro vantaggio. A me, questo fa male’. Il Pontefice, ancora, spiegava: ‘Non ho mai avuto tanti ‘amici’ come adesso. Tutti sono amici del Papa. L’amicizia è qualcosa di molto sacro. Lo dice la Bibbia: ‘abbi uno o due amici’. Prima di considerare amico qualcuno, lascia che il tempo lo metta alla prova, per vedere come reagisce davanti a te’.

Chissà se c’è questo sentimento dietro le parole tranchant che il Papa ha pronunciato oggi oggi quando un giornalista, sul volo di ritorno dagli Stati Uniti a Roma, gli ha domandato se fosse vero che era stato proprio lui, il Papa, ad invitare il sindaco di Roma Ignazio Marino all’incontro mondiale delle famiglie concluso ieri con una messa a Philadelphia. ‘Io non ho invitato il sindaco Marino, chiaro? E neppure gli organizzatori, ai quali l’ho chiesto, lo hanno invitato. Si professa cattolico, è venuto spontaneamente’.

Un fulmine a ciel sereno in Campidoglio. Da dove, nel giro di un paio di ore, viene diramata una nota che precisa che ‘né il sindaco, né nessun altro dell’amministrazione di Roma Capitale, ha mai detto di essere stato invitato da Papa Francesco agli eventi conclusivi dell’Eight World Meeting of Families. Il viaggio a Philadelphia del sindaco di Roma – prosegue il Campidoglio – nasce da una serie di incontri avuti con le autorità del Comune americano: a giugno il sindaco Michael Nutter e l’arcivescovo Charles Chaput, insieme a una folta delegazione della città, hanno incontrato Ignazio Marino in Campidoglio proprio in preparazione del viaggio papale e per formulargli l’invito ufficiale. In vista dell’appuntamento dedicato alle famiglie, il sindaco aveva anche incontrato monsignor Vincenzo Paglia con il quale aveva anche discusso della sua presenza all’evento di Philadelphia. Il tutto nasce quindi da una domanda sbagliata nei presupposti e forse posta con l’intenzione di suscitare polemica’. Mons. Paglia è presidente del pontificio consiglio per la Famiglia, presente a Philadelphia, peraltro prosciolto nei giorni scorsi, in chiusura delle indagini preliminari, dalle accuse inerenti un procedimento penale su malversazioni relative all’epoca in cui era vescovo di Terni. Lo stesso primo cittadino della capitale aveva risposto così, in un’intervista al Messaggero del 22 settembre, alle critiche di chi, dopo le prime contestate vacanze oltreoceano coincise con l’esplosione del caso Casamonica, puntava nuovamente l’indice contro di lui: ‘Si tratta di un viaggio brevissimo ma molto importante, in un momento storico per la Chiesa e per gli Stati Uniti: è il primo viaggio di Papa Bergoglio negli Usa. Quando a giugno scorso mi è stato riferito che avrebbero avuto piacere della mia presenza in tre appuntamenti del Santo Padre a Philadelphia, ma soprattutto all’incontro con le famiglie, ho detto a monsignor Paglia che sarei stato molto lieto di partecipare all’organizzazione della visita’. Il vescovo di Roma ora scarica il sindaco di Roma?

Eppure i rapporti tra Papa Francesco e Ignazio Marino sono stati molto buoni, almeno all’inizio. Il sindaco arrivò in Vaticano in bicicletta per la prima udienza, raccontò di uno scambio cordiale, nel quale, tra l’altro, si era parlato del rapporto che l’ex chirurgo intratteneva con un altro grande gesuita, il cardinale Carlo Maria Martini. Una famigliarità confermata dalle foto diffuse dall’Osservatore Romano che mostravano il Papa e Marino quasi avviluppati in un abbraccio reciproco. I contatti, lo ha rivelato di tanto in tanto lo stesso Marino, sono continuati. ‘Mi ha detto che mi sono fatto crescere la barba da francescano’, raccontò una volta il sindaco.

Non sono mancati, nel corso dei mesi, motivi di freddezza. Quando Marino ospitò nella sala della Protomoteca le prime sedici coppie omosessuali per la trascrizione nel registro comunale delle nozze contratte all’estero, il Vaticano non gradì. Non che Francesco sia un Pontefice ossessionato dai ‘valori non negoziabili’ di altre stagioni ecclesiastiche. Anzi, è impegnato, sul fronte interno, a spostare il baricentro della Chiesa – come ha dimostrato anche con i discorsi negli Stati Uniti – lontanto dai ‘linguaggi bellicosi’ verso una conversione pastorale attenta ai più poveri e alla complessità della vita. Ma quella cerimonia in Campidoglio, proprio nei giorni in cui in Vaticano si celebrava il primo sinodo sulla famiglia, che verrà bissato a partire da domenica prossima da un secondo sinodo ordinario, non passò inosservata oltretevere. ‘A me sembra che per non guardare le buche della strada, che ci sono, offriamo diversivi’, chiosò gelido monsignor Nunzio Galantino, segretario della Cei notoriamente legato a Papa Francesco.

I rapporti tra Marino e il Papa, comunque, certo non naufragarono. Prova ne fu l’incontro tra sindaci di tutto il mondo ospitato a luglio scorso nella casina Pio IV del Vaticano. Marino fu sempre presente. Cordialità con Anne Hidalgo di Parigi, abbracci con Manuela Carmena di Madrid, soprattutto scambi di complimenti con Bill de Blasio di New York. Fu proprio in quell’occasione che Marino rivelò: con il sindaco di New York ‘ci siamo dati appuntamento per il 23 settembre, quando andrò a Philadelphia per il viaggio del Papa, e premia mi fermerò a New York due giorni’. L’incontro dei sindaci si concluse con un discorso del Papa. Francesco evitò di fare preferenze, sfilò via senza concedersi a foto e selfie, strinse la mano solo ad un sindaco tra i tanti che avevano percorso migliaia di chilometri per incontrarlo, Ignazio Marino. Passarono le settimane. La giunta, incalzata dall’inchiesta ‘mafia capitale’ guidata dal procuratore capo Giuseppe Pignatone – cattolicissimo, stimato in Vaticano – ha continuato a perdere pezzi. Nel frattempo si avvicina l’avvio del giubileo della misericordia (otto dicembre), e, pur consapevoli che i tempi siano brevissimi, il preavviso sia stato breve, e le finanze pubbliche in questo frangente soffrono, in Vaticano serpeggia, sottotraccia, una qualche inquietudine che si arrivi all’apertura della porta santa senza adeguata preparazione. Le difficoltà dei trasporti pubblici emersi proprio oggi ne sono la riprova. La prima prolungata vacanza del sindaco negli Stati Uniti in questo contesto non è passata inosservata Oltretevere.

Poi il viaggio di Francesco a Cuba e negli Usa. Jorge Mario Bergoglio, il pastore che non lesina critiche ai politici, che dialoga con Raul Castro, Barack Obama e Ban Ki-moon, sfiora Vladimir Putin e invia messaggi a Xi Jinping, segue con attenzione i negoziati di pace in Colombia e quelli sul clima all’Onu, senza per questo mettere in secondo piano il rapporto diretto con il popolo di Dio, i poveri e gli immigrati, i carcerati e i disoccupati, non ha mai amato le photo opportunity. Nei giorni scorsi ha concesso una manciata di minuti ai sindaci di New York e Philadelphia. Mezzo minuto scarso alla presidente argentina Cristina Kirchner che – per l’ennesima volta – lo ha inseguito fino all’Avana per vederlo a fine messa in Plaza de la Revolucion. Raccontano che non abbia notato la presenza di Marino, in prima fila a Philadelphia con la fascia tricolore. Il Papa argentino non ama l’insistenza dei politici. Nei mesi scorsi, all’avvicinarsi delle prossime presidenziali in Argentina ad ottobre, un suo stretto collaboratore, mons. Guillermo Karcher, ha reso noto che il Papa non avrebbe più incontrato politici argentini in pellegrinaggio a Roma per evitare il rischio di essere tirato per la giacchetta, perché ‘ha avuto questa sensazione non solo per le foto, ma anche perché molti tornavano a Buenos Aires e dicevano che il Papa li aveva incaricati di un messaggio… era tutto un esagerazione’.

Un sentimento, forse, presente anche quando, oggi, Papa Francesco ha risposto in modo tranchant a chi gli domandava di Ignazio Marino. Lungi da lui l’intenzione di entrare negli equilibri politici del Campidoglio o le alchimie elettorali della capitale d’Italia. Ma il Papa fa il Papa. E non vuole essere strumentalizzato da nessuno. Quando, l’anno scorso, Ignazio Marino intervenì alla festa dell’Unità, raccontò di aver ricevuto una telefonata da Papa Francesco che si informava se il comune aveva approvato il piano finanziario di rientro. ‘Spero che il Papa non se la prenda se racconto qualcosa del nostro rapporto – chiosò Marino – che è cresciuto gradualmente dai nostri primi colloqui’. Allora forse no, ora qualcosa è cambiato.

CONDIVIDI SU:





articoli correlati
ARTICOLI CORRELATI:
Contenuti sponsorizzati
Barra destra
[an error occurred while processing this directive]
Torna su