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Sabato 28 marzo 2015 - 14:58

Omicido Meredith, a Perugia tanti sostengono sconfitti inquirenti

Giorno dopo sentenza Cassazione cha ha annullato condanna
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Perugia, 28 mar. (askanews) – Perugia il giorno dopo la decisione della Suprema Corte che ha assolto Amanda Knox e Raffaele Sollecito, ribaltando la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Firenze del 30 gennaio 2014, è una città tranquilla. Benché la stampa locale abbia dedicato ampio spazio alla vicenda dell’omicidio di Meredith Kercher, ripercorrendo 8 anni di storia giudiziaria, nelle vie, nelle piazze e nei luoghi di ritrovo l’argomento passa in sordina.

D’altra parte, l’invasione del mondo nel capoluogo umbro, scandagliato in tutte le pieghe della sua quotidianità, negative e cupe (con le istituzioni che ripetevano su vari palcoscenici “non più di altrie città italiane”), alla lunga ha stancato i perugini. Tuttavia, il “the end” della Cassazione sull’omicidio, il fatto che non ci saranno altri gradi di giudizio e che l’unico colpevole rimane Rudy Guede, condannato in via definitiva (aveva scelto il rito abbreviato, ndr) a 16 anni di carcere per concorso in omicidio e violenza sessuale, qualche perplessità la suscita.

“Non volevo dei colpevoli a tutti i costi – sottolinea una mamma che sta aspettando i figli all’uscita di scuola – però, mi sembra che ad essere sconfitta sia stata la capacità investigativa. Se Raffaele ed Amanda sono innocenti, è già troppo quello che hanno dovuto scontare – prosegue – però non riesco a comprendere perché Rudy sia stato definito e giudicato come parte di un gruppo di assassini ed i suoi complici, a questo punto, sono ancora a piede libero”. “C’è stata troppa fretta nell’annunciare che il caso era chiuso – sottolinea uno dei tanti baristi che all’epoca dei fatti accoglievano gli operatori dei media in cerca di notizie – in quella casa di tracce repertate e non attribuite, si diceva ce ne fossero tante. Forse, piuttosto che fermarsi davanti a delle ovvietà, visto che Amamda in quella casa ci viveva ed era normale che lasciasse dei segni, sarebbe stato meglio approfondire di più”.

“Alla fine, di Raffaele non c’è nulla in quella casa – dicono altri – e non sarebbe stato giusto pensarlo in carcere, quando comunque Amanda non sarebbe mai tornata in Italia”. Pareri dal basso, di pancia, che interpretano le leggi non scritte ed ai quali si aggiungono quelli dei tecnici e di alti protagonisti della vicenda. L’avvocato Nicodemo Gentile che con il collega Walter Biscotti ha difeso l’ivoriano, ripete, anche in TV di voler attendere le motivazioni; mentre Patrick Lumumba che per 16 giorni in carcere ci finì, accusato da Amanda come autore dell’omicidio (l’americana, condannata a 3 anni per calunnia ha già scontato la pena) evidenzia trattasi di “un’assoluzione (quella della ragazza – ndr) che per me è un errore giudiziario”. “Di vittima senza giustizia”, parlano invece i religiosi di varie chiese del capoluogo, dicendosi “vicini ai Kercher”, ed ancora “è come se fosse stata uccisa di nuovo, ma non perché Amanda e Raffaele sono stati assolti, perché anche in carcere non è così certo ci sia il suo assassino”. “Peccato – concludono in Duomo – che le indagini abbiano commesso così tanti errori e la giustizia degli uomini sia stata così parziale”

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