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Lunedì 2 marzo 2015 - 16:56

Autotrapianto midollo contro lesioni cerebrali Sclerosi Multipla

Studio coordinato da ricercatori italiani pubblicato su Neurology
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Roma, 2 mar. (askanews) – Secondo uno studio multicentrico internazionale, promosso dalla Società Europea Trapianti di Midollo (EBMT, www.ebmt.org), coordinato da Giovanni Mancardi dell’Università degli Studi di Genova e da Riccardo Saccardi dell’Azienda Universitaria-Ospedaliera Careggi di Firenze e appena pubblicato su Neurology, nel trattamento dei casi gravi di sclerosi multipla (SM) l’intensa immunosoppressione seguita da trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche è più efficace rispetto alla terapia farmacologica standard a base di mitoxantrone.

Lo studio di fase II, durato oltre 15 anni, ha coinvolto 21 persone affette da SM secondaria progressiva o recidivante-remittente, la cui disabilità era peggiorata nel corso dell’anno precedente nonostante il trattamento con farmaci di prima linea.

Tutti i partecipanti, di età media pari a 36 anni, avevano ricevuto in precedenza, senza risultato, terapie standard per contrastare l’attività di aggressione del sistema immunitario contro la guaina mielinica delle cellule nervose. Nel corso dello studio, 12 dei partecipanti hanno ricevuto il farmaco immunosoppressore mitoxantrone, mentre agli altri nove partecipanti è stata somministrata una potente terapia immunosoppressiva con successiva infusione di cellule staminali del sangue emopoietiche che erano state precedentemente raccolte dagli stessi pazienti. Questa procedura, comunemente denominata autotrapianto di midollo osseo, è utilizzata per il trattamento di grave malattie del sangue e, da alcuni anni, anche nel campo delle malattie autoimmuni. Nel corso del tempo, le cellule staminali migrate nel midollo osseo hanno prodotto nuove cellule immunitarie.

“Da questo studio sembra emergere che l’introduzione di cellule staminali sia in grado di riprogrammare il sistema immunitario”, ha dichiarato il professor Mancardi, presidente del prossimo Congresso della Società Italiana di Neurologia (SIN). “Con tali risultati è verosimile ipotizzare che il trattamento con cellule staminali possa influenzare profondamente il decorso della malattia”.

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