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Sabato 14 febbraio 2015 - 11:49

Papa a nuovi cardinali: vivete nella carità attenti a bene altrui

"Ira e rancore non sono accettabili nell'uomo di Chiesa"
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Roma, 14 feb. (askanews) – “Nella Chiesa ogni presidenza proviene dalla carità, deve esercitarsi nella carità e ha come fine la carità. Chi vive nella carità è de-centrato da sé. Chi è auto-centrato cerca inevitabilmente il proprio interesse, invece la carità ti de-centra e ti pone nel vero centro che è solo Cristo. Allora sì, puoi essere una persona rispettosa e attenta al bene degli altri”. Lo ha detto Papa Francesco nella sua omelia durante il concistoro nella Basilica Vaticana per la creazione di 20 nuovi cardinali.

“Quella cardinalizia – ha ricordato il Santo Padre – è certamente una dignità, ma non è onorifica. Lo dice già il nome – ‘cardinale’ – che evoca il ‘cardine’; dunque non qualcosa di accessorio, di decorativo, che faccia pensare a una onorificenza, ma un perno, un punto di appoggio e di movimento essenziale per la vita della comunità”. Richiamando l’inno alla carità della Prima lettera di S. Paolo ai Corinzi, proclamata durante la liturgia, il Papa ha sottolineato l’importanza che il servizio nella Chiesa sia “magnanimo”, “benevolo” e quindi “saper amare senza confini, ma nello stesso tempo fedeli alle situazioni particolari e con gesti concreti”.

La carità, scrive ancora s. Paolo, “non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio” e, commenta il Papa, “questo è davvero un miracolo della carità, perché noi esseri umani – tutti, e in ogni età della vita – siamo inclinati all’invidia e all’orgoglio dalla nostra natura ferita dal peccato. E anche le dignità ecclesiastiche non sono immuni da questa tentazione. Ma proprio per questo, cari Fratelli, può risaltare ancora di più in noi la forza divina della carità, che trasforma il cuore, così che non sei più tu che vivi, ma Cristo vive in te. E Gesù è tutto amore”.

Papa Francesco ha anche sottolineato l’importanza di combattere “l’ira trattenuta, ‘covata’ dentro, che – ha detto – ti porta a tenere conto dei mali che ricevi non è accettabile nell’uomo di Chiesa. Se pure si può scusare un’arrabbiatura momentanea e subito sbollita, non altrettanto per il rancore. Dio ce ne scampi e liberi!. Al pastore che vive a contatto con la gente – ha commentato il Santo Padre – non mancano le occasioni di arrabbiarsi. E forse ancora di più rischiamo di adirarci nei rapporti tra noi confratelli, perché in effetti noi siamo meno scusabili. Anche in questo è la carità, e solo la carità, che ci libera”.

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