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Sabato 24 gennaio 2015 - 17:07

Stamina, procura chiede a Vannoni stop attività anche all’estero

Condizione per patteggiare. Il legale "Non è formalizzabile"
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Torino, 24 gen. (askanews) – La procura di Torino avrebbe posto come condizione per il patteggiamento della condanna al fondatore di Stamina Davide Vannoni non solo lo stop alle sue attività in Italia, ma anche all’estero, in quanto il reato resta perseguibile secondo il codice penale (come prevede l’articolo 9 comma 1 sui reati commessi dai cittadini italiani all’estero). E’ quanto si apprende da fonti vicine a palazzo di giustizia.

La richiesta che appare inevitabile e per certi versi scontata, astenersi comunque dal commettere lo stesso reato in futuro, tuttavia rischia di essere un freno alla conclusione dell’accordo. Già nell’inchiesta condotta dal Pm Raffaele Guariniello si evidenziava l’intenzione del patron di Stamina di espandere la sua attività all’estero. E lo stesso Vannoni in un’intervista a Repubblica aveva in passato esplicitato questa possibilità nel caso non avesse potuto proseguire le infusioni di cellule staminali in Italia. Ma in questo caso Vannoni rischierebbe l’arresto.

“Temo che sia una proposta difficilmente formalizzabile – ha replicato il legale di Vannoni, Liborio Cataliotti, che comunque esclude che il suo assistito pensi ancora di esportare il metodo stamina – non so come si possa ipotecare il futuro del mio cliente. La garanzia è nella norma ed è una norma che conosciamo bene perchè fa parte di uno dei capi di imputazione”. La proposta di accordo secondo quanto si è potuto sapere in questi giorni, prevede una pena di un anno e dieci mesi, abbondantemente nei limiti della sospensione condizionale, e molto al di sotto della pena edittale, superiore ai sei anni per i reati vari di cui è accusato Vannoni tra cui l’associazione a delinquere finalizzata alla truffa. I legali di Vannoni, Liborio Cataliotti e Pasquale Scrivo avrebbero garantito lo stop alle attività italiane oltre ad aver già rinunciato alla prosecuzione del processo davanti al Tar del Lazio contro il ministero della salute.

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