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Mercoledì 28 maggio 2014 - 15:37

Istat: Italia sempre meno feconda. Piu’ facile fare figli al nord

(ASCA) – Roma, 28 mag 2014 – L’Italia e’ un paese a livellidi fecondita’ ”molto bassi” dove si fanno sempre meno figlie sempre piu’ tardi e dove la quota piu’ elevata della spesaper la protezione sociale e’ destinata alla previdenza,mentre quella per la prima infanzia e’ frammentaria rendendo,in sostanza, piu’ agevole mettere al mondo un figlio se sivive nel nord del paese, piuttosto che al sud. Eppure, e’proprio qui che le famiglie restano piu’ numerose.

E’ questa la fotografia scattata dall’Istat nel suorapporto annuale 2014.

Nel nostro paese ”persistono livelli di fecondita’ moltobassi”, in media 1,42 figli per donna nel 2012, rispetto auna media di 1,58.

Dal 2008 si e’ invertito il trend di crescita dellanatalita’ in atto dal 1995. Nel 2013 – scrive l’Istat – sistima che saranno iscritti in anagrafe per nascita poco meno515mila bambini, circa 64mila in meno in cinque anni e 12milain meno rispetto al minimo storico del 1995.

Le donne italiane, infatti, fanno pochi figli (in media1,29 per donna) e sempre piu’ tardi (a 31 anni in media ilprimo figlio). Inoltre sono sempre meno numerose, per via dell’esperienzariproduttiva delle ‘baby-boomers’ e, piu’ in generale, dellenate fino alla meta’ degli anni ’70. In termini numerici,queste genrazioni sono circa il doppio delle coorti di donnepiu’ giovani che stanno entrando nel pieno della loro lorostoria riproduttiva.

Ancora, pur mantenendosi su livelli di fecondita’decisamente piu’ alti di quelli delle donne italiane, ilnumero medio di figli per donna delle cittadine straniere(2,37 nel 2012) e’ anch’esso in rapida diminuzione e il lorocontributo alla fecondita’ complessiva della popolazione siva progressivamente riducendo.

Nel nostro paese si vive sempre piu’ a lungo, ma siregistra anche uno degli ”indici di vecchiaia piu’ alti almondo” e ”l’incremento costante degli anziani fa aumentarela fascia di popolazione piu’ esposta a problemi di salute dinatura cronico-degenerativa”, cronicita’ che aumentano coldiminuire delle condizioni economiche familiari. E questo afronte di un trend negativo della spesa dei Comuni per glianziani.

In particolare, al primo gennaio 2013 nella popolazioneresidente si contano 151,4 persone over 65 ogni 100 giovanicon meno di 15 anni. Tra i paesi europei solo la Germania haun valore piu’ alto (158), mentre la media Ue28 e’ 116,6.

In tale quadro, l’Istituto di statistica rileva che”oltre la meta’ della popolazione ultrasessantacinquennesoffre di patologie croniche gravi”. Il diabete, i tumori, l’Alzheimer e le demenze senili sonole patologie che mostrano una dinamica ”in evidente crescitarispetto al passato”. Nella classe di eta’ 65-69 anni e 75 eoltre, le donne che soffrono di almeno una cronicita’ cronicagrave rappresentano, rispettivamente, il 28 e 51%. Per gliuomini entrabi i valori salgono al 36% e al 57%.

Specularmente, nel 2012 la speranza di vita alla nascitain Italia e’ giunta a 84,4 anni per le donne e a 79,6 anniper gli uomini, rispettivamente superiore di 1,3 anni e di2,1 anni rispetto alla media europea dello stesso anno.

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