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Mercoledì 27 novembre 2013 - 10:55

Papa: mi colpisce sempre domanda ‘perche’ muoiono i bambini?’

(ASCA) – Citta’ del Vaticano, 27 nov – ”Sempre mi ha colpito la domanda: perche’ soffrono i bambini?, perche’ muoiono i bambini? Se viene intesa come la fine di tutto, la morte spaventa, atterrisce, si trasforma in minaccia che infrange ogni sogno, ogni prospettiva, che spezza ogni relazione e interrompe ogni cammino”. Lo ha detto papa Francesco nella catechesi durante l’udienza generale in piazza San Pietro. ”Tra noi, comunemente, – ha aggiunto il papa – c’e’ un modo sbagliato di guardare la morte. La morte ci riguarda tutti, e ci interroga in modo profondo, specialmente quando ci tocca da vicino, o quando colpisce i piccoli, gli indifesi in una maniera che ci risulta ‘scandalosa”’. ”Questo capita – ha spiegato il papa – quando consideriamo la nostra vita come un tempo rinchiuso tra due poli: la nascita e la morte; quando non crediamo in un orizzonte che va oltre quello della vita presente; quando si vive come se Dio non esistesse”. ”C’e’ un istinto potente dentro di noi, che ci dice che la nostra vita non finisce con la morte”. Lo ha detto papa Francesco nella catechesi durante l’udienza generale in piazza San Pietro. ”Questa concezione della morte”, ha aggiunto il papa, in cui ”non crediamo in un orizzonte che va oltre quello della vita presente” e’ ”tipica del pensiero ateo, che interpreta l’esistenza come un trovarsi casualmente nel mondo e un camminare verso il nulla”. Ma esiste, ha proseguito Francesco, ”anche un ateismo pratico, che e’ un vivere solo per i propri interessi e le cose terrene. Se ci lasciamo prendere da questa visione sbagliata della morte, non abbiamo altra scelta che quella di occultare la morte, di negarla, o di banalizzarla, perche’ non ci faccia paura”. ”Ma a questa falsa soluzione si ribella il ‘cuore’ dell’uomo, il suo desiderio che tutti noi abbiamo di infinito, la sua nostalgia dell’eterno. E allora qual e’ il senso cristiano della morte? Se guardiamo ai momenti piu’ dolorosi della nostra vita, quando abbiamo perso una persona cara, i genitori, un fratello, una sorella, un coniuge, un figlio, un amico, ci accorgiamo che, anche nel dramma della perdita, anche lacerati dal distacco, sale dal cuore la convinzione che non puo’ essere tutto finito, che il bene dato e ricevuto non e’ stato inutile”. dab/gbt

 

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