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Venerdì 22 novembre 2013 - 10:30

Lazio: geologi, 98% comuni a alto rischio. Si’ prevenzione e interventi

(ASCA) – Roma, 22 nov – ”Nel Lazio 372 comuni, il 98% deltotale, hanno almeno un’area in cui e’ elevata laprobabilita’ che si verifichi un’alluvione o una frana. Learee in dissesto idraulico o geomorfologico interessanoinfatti una superficie di circa 1.300 kmq che costituisce il7,6% di quella regionale. Le frane piu’ pericolose occupanoil 5% del territorio. Inoltre 350mila persone vivono in areepotenzialmente a rischio di frana o alluvione”. Questol’allarme lanciato dal presidente dell’ordine del geologi delLazio Roberto Troncarelli, che spiega che il comune chepresenta il piu’ alto rischio idrogeologico nel Lazio e’Roma, sia per l’estensione territoriale che per il numero diabitanti e per l’alto valore dei beni esposti, mentre quellicon la maggiore estensione delle aree esondabili sono,invece, Rieti con 44 kmq e Fiumicino con 40 kmq.

”Inoltre – continua Troncarelli – dall’analisi dei pianidi assetto idrogeologico elaborati dalle autorita’ di bacinola provincia piu’ a rischio risulta essere Frosinone, subitodopo si piazza Roma, poi Viterbo, Latina e Rieti”. Dal 1998 al 2009, spiega Troncarelli, lo Stato hafinanziato nella regione 204 interventi per la messa insicurezza di aree a rischio idrogeologico, per un totale dicirca 184 milioni di euro, a fronte di richieste per quasi700 milioni di euro. Mentre nel triennio successivo il Lazioha siglato un accordo di programma con il ministerodell’Ambiente che ha messo a disposizione ulteriori 120milioni di euro per la mitigazione del rischio idrogeologico:”Dal monitoraggio effettuato dall’Ispra – continua ilpresidente – risulta pero’ che nel 2011 i lavori finanziatirisultavano conclusi solo nel 48% dei casi”.

Per Troncarelli, quindi, e’ necessario dunque invertire larotta, agire prima anziche’ attendere che la frana ol’alluvione si materializzino. ”La sensibilita’ diistituzioni e opinione pubblica verso i rischi geologici oggie’ molto bassa”, spiega il presidente, aggiungendo che”siamo chiamati dopo eventi sismici, dopo emissionivulcaniche, dopo alluvioni: dovremmo essere invece i”tecnici del giorno prima”, non quelli interpellati perrincorrere l’emergenza o dare la soluzione tampone. Il costodella prevenzione rispetto a un intervento a posteriori e’ 10volte inferiore”.

La proposta dell’ordine dei geologi del Lazio e’ quella ditentare di ridurre i livelli di rischio per le popolazioni”non piu’ solo con opere di difesa passiva, ma con programmiorganici di interventi che sappiano integrare le difese degliinsediamenti esistenti con interventi preventivi nonstrutturali, come la manutenzione ordinaria dei corsid’acqua, dei versanti e delle opere esistenti, ladelocalizzazione di insediamenti e attivita’, ilpotenziamento delle reti di monitoraggio e dei sistemi dipre-allertamento e, soprattutto, la sensibilizzazione e lacomunicazione ai cittadini anche in periodo di pace”,conclude Troncarelli.

red/rus

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