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Giovedì 21 novembre 2013 - 17:41

Staminali: Ematologia Umberto I, in 30 anni 924 trapianti allogenici

(ASCA) – Roma, 21 nov – Trenta anni di attivita’ con 924trapianti allogenici eseguiti e oltre tremila pazientiseguiti, sia adulti che pediatrici. Una strada sempre insalita ma sulla quale sempre piu’ spesso si ottengonosuccessi ”a patto di non mollare e di guardare sempre alfuturo”. E’ la strada dell’Istituto di Ematologia della”Sapienza” di Roma i cui protagonisti , di ieri e di oggi,si sono ritrovati in occasione del convegno ”1983-2013 -Trent’anni di attivita’ di trapianto allogenico di cellulestaminali emopoietiche”.

”Una macchina in continuo movimento”, come hasottolineato Robin Foa’, che il Programma Trapianti CelluleStaminali Emopoietiche della Sapienza dirige e che hamoderato i lavori insieme a Franco Mandelli, professoreEmerito.

Una macchina perfettamente inserita in una realta’italiana e internazionale in continua crescita ed evoluzione,come ha ribadito Andrea Bacigalupo, direttore dell’analogoProgramma al San Martino di Genova: ”Nel 2010 in Europa sonostati effettuati 33mila trapianti.

Nel 2012 nel mondo, 1 milione. In 40 anni siamo passati da200 trapianti, tutti falliti, a 1 milione di trapianti conrisultati soddisfacenti”.

”In 30 anni 924 trapianti eseguiti – ha spiegato AnnaPaola Iori, Responsabile clinico del Programma – su pazientidi eta’ media 29-30 anni, ma con un range che va da 1 a 66anni. Leucemia acuta e mieloide cronica le patologie piu’frequentemente affrontate, ma anche, e sempre piu’, patologielinfoproliferative. Il 30% dei trapiantati ha ricevuto dadonatore non familiare. Pratica che e’ in aumento. Cosi’ comesono in aumento – ha detto – i trapiantati over 50. Cosa cheavviene anche a livello nazionale”. Molti i passi avantifatti negli ultimi anni, a cominciare dal fatto che oggi ”iltrapianto e’ una terapia adattata al rischio”. ”Non si usapiu’ ad esempio – ha spiegato Iori – nella leucemia mieloidecronica che oggi curiamo con un farmaco per bocca”,”abbiamo migliori terapie di supporto”, ”siamo in grado dicaratterizzare la malattia dall’esordio” e in alcuni casi”di effettuare il trapianto senza la chemioterapiapreventiva”. Ma soprattutto e’ stato dato grande risaltoalla qualita’ di vita del paziente: chi affronta un trapiantoviene seguito da un team completo – specialisti (ematologi maanche infettivologi, anestesisti, radiologi), infermieri,laboratori di analisi, psicologi, assistenti sociali,volontari e anche insegnanti scolastici – capace disostenerlo e assisterlo lungo tutta la strada. E poi, ancheal ritorno a casa con una gia’ efficiente assistenzadomiciliare, ”che deve essere sempre piu’ implementata eincoraggiata – ha sottolineato Iori – perche’ nulla e’ piu’importante per il paziente che tornare a casa propria anchese deve proseguire le cure”. mpd/

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