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Mercoledì 13 novembre 2013 - 10:32

Immigrati: Unar, in Italia 2.3 mln occupati. Ma crescono i senza lavoro

(ASCA) – Roma, 13 nov – Gli occupati stranieri in Italia nel2012 sono aumentati, in termini assoluti e di incidenzapercentuale sull’occupazione complessiva arrivando a incidereper almeno il 10% sull’occupazione totale: si tratta di 2,3milioni di occupati, con una crescente concentrazione nelterziario (62,1%). Piu’ in generale, si tratta di impieghi abassa qualificazione (e bassa retribuzione), poco ambitidagli italiani. Questi alcuni dei dati contenuti nella nuovaedizione del dossier statistico immigrazione ‘Dallediscriminazioni ai diritti’, per la prima volta curata dalcentro studi e ricerche Idos/immigrazione dossier statisticoin collaborazione con l’Unar (ufficio nazionaleantidiscriminazioni razziali), presentato oggi dal ministroper l’integrazione Cecile Kyenge e dal viceministro al lavorocon delega alle pari opportunita’ Maria Cecilia Guerra.

Secondo l’Unar, nonostante la crescita degli occupati, iltasso di disoccupazione degli stranieri e’ pero’ aumentato didue punti percentuali nell’ultimo anno (14,1% e 382milapersone coinvolte), superando di 4 punti quello degliitaliani, e il tasso di occupazione (60,6%), pur rimanendopiu’ alto rispetto a quello calcolato tra gli italiani(56,4%), e’ anch’esso diminuito di quasi 2 punti. Ladisoccupazione non solo e’ in aumento, ma e’ di lungoperiodo; in oltre la meta’ delle famiglie straniere (62,8%)e’ occupato un solo componente, mentre e’ del 13,0% la quotadi quelle in cui non e’ presente alcun occupato (eranol’11,5% nel 2011).

Per quanto riguarda le imprese straniere (comprensive diimprese individuali con titolari nati all’estero e disocieta’ di persone o di capitali in cui ad essere nataall’estero e’ oltre la meta’ dei soci o degliamministratori), queste sono 477.519, il 7,8% del totalenazionale, con un aumento annuale del 5,4%. Si tratta diimprese che producono un valore aggiunto stimato in 7miliardi di euro, che meriterebbero un maggiore supporto,tanto piu’ che gli aspiranti imprenditori immigrati sonodisponibili all’impegno in campi innovativi e predisposti adattivita’ di import/export che possono essere di beneficiotanto all’Italia quanto ai paesi di origine.

Il rapporto tra la spesa pubblica per l’immigrazione, dauna parte, e i contributi previdenziali e le tasse pagatedagli immigrati dall’altra, mostra che, anche nell’ipotesimeno favorevole di calcolo (quella della spesa pro-capite),nel 2011 gli introiti dello Stato riconducibili agliimmigrati sono stati pari a 13,3 miliardi di euro, mentre leuscite sostenute per loro sono state di 11,9 miliardi, conuna differenza in positivo per il sistema paese di 1,4miliardi. L’obiezione ricorrente secondo cui l’integrazionedegli immigrati costa troppo all’Italia, quindi, si rilevanel Dossier, non troverebbe ”riscontro nell’analisi dellesingole voci di spesa e nel quadro che ne deriva. E’ vero,invece, che l’Italia sostiene spese di rilevante portata,piu’ che per le politiche di integrazione, per interventi dicontrasto all’irregolarita’ o di gestione dei flussi, inun’ottica emergenziale (e’ stato speso oltre 1 miliardo dieuro, tra il 2005 e il 2011, per centri di identificazione edespulsione, centri di primo soccorso e accoglienza, centri diaccoglienza, centri di accoglienza per richiedenti asilo erifugiati), – si sottolinea – e soprattutto che si dovrebbeessere piu’ attenti all’introduzione di elementi di sistemache possano garantire la continuita’ e l’efficacia degliinterventi”.

red/gc

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