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Martedì 12 novembre 2013 - 16:46

Salute: studio Gemelli, cellule ‘trans’ sono scudo contro diabete

(ASCA) – Roma, 12 nov – Una ricerca condotta a quattro manidai ricercatori del Policlinico Gemelli e del Joslin DiabetesCenter dell’Universita’ di Harvard (Boston) rivela che alcunepersone riescono a difendersi dal diabete di tipo 2, cheormai ha assunto proporzioni pandemiche e non solo nei paesiindustrializzati. Solo in Italia, almeno il 5% dellapopolazione generale presenta questa condizione.

”L’idea di questo studio – spiega Andrea Giaccari,professore associato di diabetologia del Gemelli, consiglierenazionale della societa’ italiana di diabetologia (Sid) ecoordinatore del gruppo di ricerca italiano – nasce da unadomanda di Gennaro Clemente, il quale ha avuto modo diosservare che alcuni pazienti escono dalla sala operatoriacon il diabete, mentre altri no. Perche’?”. Giaccari hadunque deciso di studiare questi pazienti, per scoprire cosadifferenziasse quelli che sviluppano il diabete nelpost-operatorio, da quelli che mantengono una condizione dinormoglicemia. Molti dei pazienti sottoposti all’interventodi pancreasectomia infatti, pur avendo ”sulla carta’ tutti ifattori di rischio per sviluppare diabete, mantenevano anchedopo l’intervento una glicemia perfettamente normale.

”Siamo riusciti a scoprire che alcuni pazienti erano ingrado di difendersi dal diabete creando nuove celluleproduttrici di insulina, attraverso la ”trasformazione’ (iltermine tecnico e’ ”trans-differenziazione’) delle celluledel pancreas produttrici glucagone, in cellule che produconoinsulina”, ha detto Giaccari, spiegando che ”sono proprioqueste cellule ”trans’ a permettere a queste persone dimantenere la glicemia normale, nonostante la presenza deifattori di rischio”.

”Con questo lavoro – prosegue Giaccari – abbiamoevidenziato che le cellule alfa regrediscono ad uno statoprimordiale, perdendo la memoria di quello che sono, e inseguito si ri-differenziano in cellule beta, che produconoinsulina. In altre parole – dice Giaccari – le cellule alfache producono glucagone, seguendo un comando ancora ignoto magia’ riprodotto in vitro, cambiano completamente”vocazione’, trasformandosi in cellule produttrici diinsulina. Con questo meccanismo alcune persone riesconospontaneamente ad evitare il diabete e si puo’ ipotizzare chela perdita di questo meccanismo sia alla base di alcune formedi diabete”.

”Il prossimo passo – annuncia Giaccari – sara’ diproseguire questo filone di ricerca sul modello animale, perarrivare ad identificare i meccanismi molecolari alla base diquesta trans-differenziazione per poi verificarli nell’uomo.

L’importanza dei risultati di questo studio ci ha spintotuttavia a condividerli subito con tutta la comunita’scientifica. La ricerca e’ particolarmente innovativa perche’non studia i meccanismi che conducono al diabete, ma comepoterlo evitare, nonostante la presenza di fattori dirischio. Capire i meccanismi che permettono di difendersi daldiabete potra’ consentire un giorno di riprodurli e disfruttarli a fini terapeutici. Dobbiamo insistere su questanuova strada – conclude Giaccari – sono certo che ora, oltrea noi, molti laboratori nel mondo la seguiranno, e lasoluzione si trovera’. Nel frattempo, la prima terapia restasempre il ritorno alle origini: attivita’ fisica edalimentazione sana”.

”L’esito di queste ricerche – commenta Stefano Del Prato,presidente Sid – e’ un successo anche della societa’ italianadi diabetologia: per combattere il dilagare del diabete e’fondamentale promuovere la prevenzione, la miglioreassistenza e l’aggiornamento continuo degli operatorisanitari. Ma la vera soluzione, la cura definitiva deldiabete, potra’ essere trovata solo attraverso la promozioneed il finanziamento della ricerca. E questo e’ e rimane ilnostro primo obiettivo come societa’ scientifica. I risultatidi questo studio rappresentano un ulteriore passo in questadirezione”.

red/gc

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