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Martedì 22 ottobre 2013 - 11:56

‘Ndrangheta: Coldiretti, sono agricoli 23% beni confiscati da Dia

(ASCA) – Roma,. 22 ott – Il 23 per cento dei beni immobiliconfiscati alla criminalita’ organizzata e’ rappresentato daterreni agricoli a dimostrazione della strategia diaccaparramento delle campagne messa in atto dalle Agromafie.

E’ quanto afferma la Coldiretti, sulla base del Rapporto 2013sui crimini agroalimentari in Italia, nel commentare laconfisca da parte della Dia di beni per un valore di 60milioni di euro ad un imprenditore della Piana di GioiaTauro, in Calabria. Non a caso – sottolinea Coldiretti -proprio la regione calabrese figura al secondo posto nellagraduatoria degli immobili sequestrati, con ben 502 terreni,e occupa la stessa posizione per quanto riguarda le aziendeconfiscate (25). Secondo i dati Coldiretti/Eurispes su 12.181beni immobili confiscati, quasi un quarto e’ costituito daterreni agricoli. Ma le mani della Mafia Spa – continua laColdiretti – si allungano lungo tutta la filiera e, su untotale di 1.674 aziende confiscate, ben 89 (5,3 per cento)operano nei settori ”Agricoltura, caccia e silvicoltura” e15 (l’1 per cento circa) nei settori ”Pesca, piscicoltura eservizi connessi”, 173 (10 per cento) nella ristorazione edalloggio e 471 (28 per cento) nel commercio all’ingrosso e aldettaglio, anche nell’agroalimentare. L’agricoltura e lafiliera agroalimentare rappresentano dunque una destinazioneprivilegiata per gli investimenti della criminalita’organizzata perche’ ritenuti piu’ sicuri in un momento diinstabilita’ finanziaria, ma anche perche’ consentono dicontrollare capillarmente il territorio in zone dove lo Statoe’ meno presente. La criminalita’ organizzata che opera nellecampagne ‘incide piu’ a fondo nei beni e nella liberta’ dellepersone, perche’, a differenza della criminalita’ urbana,puo’ contare su un tessuto sociale e su condizioni diisolamento degli operatori e di mancanza di presidi dipolizia immediatamente raggiungibili ed attivabili. Si trattadunque di lavorare – sottolinea la Coldiretti – per ilsuperamento della situazione di ”solitudine” invertendo latendenza allo smantellamento dei presidi pubblici, dallescuole agli ospedali, e delle forze di sicurezza presenti sulterritorio, ma anche incentivando il ruolo delle associazionidi rappresentanza attraverso il confronto e la concertazionecon la pubblica amministrazione, perche’ la mancanza didialogo costituisce un indubbio fattore critico nell’azionedi repressione della criminalita’. res/rus

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