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Martedì 15 ottobre 2013 - 17:18

Farmaci: TDM, su biosimilari serve legge contro differenze regionali

(ASCA) – Roma, 15 ott – Una norma a livello nazionale,vincolante su tutto il territorio ”in grado di faredefinitivamente chiarezza” in materia di farmaci biosimilarie biologici e di ”tutelare uniformemente i diritti deicittadini”. E’ quanto chiede il Tribunale per i Diritti delMalato-Cittadinanzattiva .

I farmaci biologici e biosimilari – spiegal’organizzazzione – sono un settore dell’assistenzafarmaceutica regolato di fatto dai TAR, caratterizzato danormative regionali difformi tra loro, che mettono al centroprevalentemente l’esigenza del contenimento della spesa e nonanche il diritto alla continuita’ terapeutica e il dirittoalla personalizzazione del trattamento dei pazienti.

Nonostante l’AIFA con un suo Position Paper (maggio 2013)abbia ribadito che il farmaco biosimilare e’ simile, ma nonuguale, al farmaco biologico di riferimento e stabilito chela scelta prescrittiva del medicinale da utilizzare, diriferimento piuttosto che biosimilare, debba essere affidataal medico, valutando caso per caso, al contrario, l’indirizzoprevalente delle Regioni e’ quello di standardizzare di fattol’assistenza, anche fornendo precise indicazioni rispetto aivolumi di consumo.

Il principio della continuita’ terapeutica pur essendoprevisto formalmente nelle Delibere regionali, nella realta’viene smentito dalle modalita’ di costruzione delle gare diacquisto. ”Chiediamo l’adozione di un provvedimento dicarattere nazionale, vincolante su tutto il territorionazionale, in grado di fare definitivamente chiarezza sullamateria e di tutelare uniformemente i diritti dei cittadinialla personalizzazione e alla sicurezza del trattamento,nonche’ alla continuita’ terapeutica. In un momento dove lerisorse disponibili sono sempre piu’ limitate e’ necessariogarantire il perfetto equilibrio tra l’esigenza dicontenimento della spesa, e in tal senso i farmacibiosimilari rappresentano un’importante opportunita’ davalorizzare, e la massima tutela dei diritti dei pazienti”queste le dichiarazioni di Tonino Aceti, coordinatorenazionale del Tribunale per i diritti delmalato-Cittadinanzattiva, sottolineando che ”nella maggiorparte delle gare esaminate e’ stato posto in gara un soloprincipio attivo, senza differenziare il farmaco originatore,il cui brevetto era scaduto, rispetto al farmaco biosimilare,e quindi prevedendo l’aggiudicazione del lotto in favore delprincipio attivo biologico che presenta il prezzo piu’ basso,con la previsione che tale farmaco sia prescrittodiffusamente ai pazienti naive”. E sottolineando come”l’approccio economicistico sia predominante. In alcunicasi, come per il Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adigee Veneto, vengono indicati specifici obiettivi di consumo (inVeneto si stabilisce che la percentuale di confezioni difarmaci biosimilare distribuite deve essere uguale osuperiore al 60%)”. I dati emergono dal ”I* Rapportonazionale sui farmaci biologici e biosimilari.

L’acquisto e l’accesso nelle Regioni” realizzato daCittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato incollaborazione con Fare, Federazione delle AssociazioniRegionali degli Economi e Provveditori della sanita’.

”Ancora – sottolinea Aceti – in Campania, l’obiettivo diutilizzare sempre nei pazienti naive il farmaco biosimilare,per tutte le indicazioni terapeutiche, diventa un criterioper la conferma o chiusura del centro prescrittore. Dallanostra indagine, e’ emerso inoltre che ben l’86,5% delle garesi concentri sull’aggregazione dei farmaci e solo il 14% e’stato finalizzato alla centralizzazione di altri beni eservizi, e la trasparenza delle procedure di gara e’carente.

Sussistono infatti importanti difficolta’ a reperire,all’interno dei siti regionali e aziendali, tutte leinformazioni riguardanti le procedure di gara, nonostante lestringenti prescrizioni normative sulla pubblicazione deibandi di indizione delle gare e delle notifiche diaggiudicazione”. red/mpd

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