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Martedì 8 ottobre 2013 - 08:44

Tumori: oncologi, basta chemio inutili. Si’ a nuove strategie cura

(ASCA) – Cremona, 8 ott – Per evitare la chemio novita’ nellestrategie terapeutiche e due nuovi test per la lotta controil cancro al seno arrivano dal V Simposio Internazionale”Primary Systemic Treatment of Operable Breast Cancer”tenutosi a Cremona presso Palazzo Trecchi. Il congresso,organizzato da Azienda Istituti Ospitalieri di Cremona,Unita’ di Patologia Mammaria Breast Cancer Center edall’Universita’ degli Studi di Brescia vede, per la primavolta in Italia, la partecipazione di ASCO (American Societyof Clinacal Oncology), la piu’ grande societa’ di oncologiaal mondo, che interviene come partner dell’evento.

Tra le evidenze emerse dal congresso, la messa a punto dinuovi metodi diagnostici nella cura del cancro al seno el’introduzione di nuovi farmaci nella chemioterapiapreoperatoria. Di fronte ad una platea di piu’ di 200oncologi provenienti da tutto il mondo, gli esperti hannopresentato in anteprima mondiale due test rivoluzionari checonsentono di prevedere con maggiore precisione l’evoluzionedella malattia, permettendo di capire gia’ in fase didiagnosi o durante il trattamento la validita’ della curasenza attendere l’intervento, con l’obiettivo di fornire alpaziente il piu’ efficace trattamento terapeutico.

”Attraverso questi nuovi test, commenta – Alberto Bottini,Responsabile Patologia Mammaria Breast Cancer Center -Azienda Istituti Ospitalieri di Cremona – e’ possibilecondurre un’analisi sulla mutazione di geni specifici eindividuare in fase di diagnosi, con il test su piattaformaSequenom, il trattamento piu’ indicato per il pazienteoltreche’ valutare in corso di terapia, con il test RDAIndex, se il paziente sta traendo un reale beneficio dallecure somministrate”.

Il carattere rivoluzionario di questi test consiste nel fattoche fino ad oggi l’efficacia del trattamento puo’ esserevalutata esclusivamente ”ex-post”, ovvero dopol’intervento. Ora invece sara’ possibile durante iltrattamento o addirittura in fase di diagnosi chi trarra’beneficio da una determinata cura, modificando ointerrompendo la terapia in casi in cui non si stianoottenendo miglioramenti significativi, ed evitando latossicita’ derivante da cure inefficaci. ”Negli ultimi decenni il trattamento chirurgico di questapatologia e’ divenuto sempre piu’ conservativo favorendointerventi meno invasivi a operazioni mutilanti. ”In talsenso la chemioterapia preoperatoria o neoadiuvante – affermaAlfredo Berruti, Direttore Oncologia Medica Ospedali AziendaOspedaliera Spedali Civil di Brescia. Universita’ degli Studidi Brescia – sta prendendo sempre piu’ piede, dal momento chepresenta numerosi vantaggi rispetto al classico trattamentoadiuvante/post operatorio”.

Anticipare il trattamento chemioterapico permette dicontrollare meglio la risposta del paziente. La terapiapreoperatoria consente di ridurre il volume della massatumorale rendendo l’intervento piu’ efficace, menodemolitivo, e aumentando le possibilita’ di conservare lamammella. Infine riduce l’estensione di tumori inoperabili,permettendo interventi curativi.

”Si tratta – ha sottolineato Clifford A. Hudis, PresidenteASCO, American Society of Clinacal Oncology – di una scopertaimportantissima nel campo della lotta al tumore del seno, chemigliorera’ l’indice di sopravvivenza alla patologia,consentendo di definire terapie sempre piu’ personalizzatesul singolo paziente con indubbi benefici in terminieconomici e una significativa diminuzione della tossicita’dei trattamenti e dei tempi di guarigione”.

Per le donne di eta’ superiore ai 35 anni il tumore al senoe’ ancora la prima causa di morte: una patologia che nelmondo registra 1 milione di nuovi casi l’anno, 42 mila deiquali in Italia. Oggi nel nostro paese 1 donna su 13 e’ arischio tumore: con il 41% dei casi diagnosticati nellafascia d’eta’ compresa tra 0-49 anni, il 35% tra i 50 e i 69anni e il 21% oltri i 70 anni. Tuttavia la mortalita’ e’ incontinua diminuzione. Un numero crescente di pazienti arrivaalla guarigione e l’aspettativa di vita e’ in costanteaumento: oltre l’85 dei malati sopravvive dopo i 5 anni dalladiagnosi, grazie alla diagnosi precoce e a terapie semprepiu’ mirate ed efficaci. red/mpd

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