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Lunedì 7 ottobre 2013 - 09:00

Vajont: geologi, abbiamo le nostre colpe

(ASCA) – Longarone (BL), 7 ott – I geologi italiani sono oggiin ricognizione sul Vajont per riscontrare, a 50 anni didistanza, le conseguenze della tragedia del 9 ottobre 1963.

Ieri hanno tenuto la conferenza internazionale sul disastroche costo’ 1910 vittime. ”Qui una parte della geologia hacommesso degli errori, li ha commessi nella fase dello studiopreliminare della progettazione dell’opera, se solo si pensaal fatto che la diga non avrebbe dovuto essere costruita dovee’ stata costruita, li ha commessi nella fase dellacostruzione, li ha commessi, forse ancor di piu’, nella fasedei controlli.Non nascondiamo queste responsabilita’, non cisottraiamo a queste responsabilita”’. Lo ha affermato, Gian Vito Graziano, Presidente del ConsiglioNazionale dei Geologi, aprendo la Conferenza.

”Tuttavia ci fu chi, scienziato illuminato, capi’ in tempo eallerto’, ma allerto’ chi non volle sentire. Non siamo statisoli infatti nell’incredibile susseguirsi di errori cheportarono alla catastrofe – ha proseguito Graziano – ma incompagnia di ingegneri e tecnici che sbagliarono modelli, chenon seppero capire e soprattutto che non ebbero la forza edil coraggio di fermare tutto quando era ancora possibile. Edin compagnia di funzionari pubblici che non controllarono,che approvarono progetto e varianti, una dopo l’altra, senzaporsi molte domande, senza richiedere un minimo di verifiche,che non diedero ascolto a quegli altri geologi che avevanocapito e che, come detto, allertarono chi preferi’ non farsapere. ”La tragedia del Vajont e’ figlia di omissioni e disuperficialita’ – ha concluso Graziano – di chi avrebbepotuto mettere a diposizione importanti elementi tecnici divalutazione e non lo ha fatto e di Organismi tecnici delloStato che colpevolmente non hanno garantito lo Stato, nonhanno garantito cioe’ i suoi cittadini.

La diga e’ figlia di un progetto ardito, approvato dalConsiglio Sup. LLPP e piu’ volte modificato, per aumentarnel’altezza e quindi la capacita’ d’invaso, senza che lo stessoConsiglio Sup. si sia mai posto il problema della stabilita’di quel versante, quello del famigerato Monte Toc, che erastato gia’ oggetto di studi geologici corretti e che nonaveva dato soltanto dei semplici segnali d’instabilita’, madei veri e propri episodi di instabilita’, prima e durante lacostruzione della diga.

Eppure nessuno volle guardare, nessuno volle approfondire: lageologia, l’ambiente fisico, le condizioni al contorno eranopoca cosa rispetto agli interessi economici in gioco. Ancoraoggi troppo spesso la geologia e’ poca cosa rispetto agliinteressi economici in gioco”. ”Alla gente di Longarone, diErto e Casso, di Castellavazzo, che dopo essere statavittima, e’ stata poi oltraggiata da istituzioni, da uominipolitici, da uomini di apparato ed ahime’ anche da uomini discienza, chiedo di guardare alla geologia ed ai geologi conun rinnovato sentimento” ha aggiunto Graziano. ”Non perche’la geologia ed i geologi abbiano fatto qualcosa per voi, maperche’ voi – ha detto Graziano rivolgendosi al popolo diLongarone, Erto e Casso, Castellavazzo, presente alPalazzetto dello Sport – con il vostro insopportabilefardello di ricordi e di dolore, avete fatto tanto per noi equello che avete fatto per noi lo avete fatto al Paese, cheora puo’ guardare ai geologi come a sentinelle di unterritorio che tutti insieme vorremmo piu’ sicuro, piu’bello, piu’ resiliente. A voi gente di questa terrabellissima, a voi gente lacerata da ferite invisibili edinsanabili, va tutto l’affetto della comunita’ geologicaitaliana”. ”I geologi hanno fatto tesoro del Vajont. Lageologia applicata nasce dal Vajont e dopo il Vajont – haconcluso Graziano – ed i geologi vi hanno costruito sopra lapropria professione, sotto il profilo tecnico, tecnologico,scientifico e morale. Per tutti i geologi, per tutti glistudenti e per le future generazioni di professionisti ilVajont e’ stato un punto di partenza, ma soprattutto e’ statoun monito: mettere la scienza, la ricerca e la professione aservizio del Paese”. fdm/res

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