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Lunedì 7 ottobre 2013 - 11:31

Privacy: Censis, 54% italiani vuole norme piu’ severe

(ASCA) – Roma, 7 ott – La legislazione vigente in materia diprivacy e’ ritenuta soddisfacente soltanto dal 7,5% degliitaliani connessi in rete, mentre sono il 54% coloro checredono sia necessaria una normativa piu’ severa, anchemediante l’introduzione di sanzioni piu’ dure in presenza diviolazioni e la possibilita’ di rimuovere dal web eventualicontenuti sgraditi. E’ invece scettico il 24,5%, perche’pensa che oggi sia sempre piu’ difficile garantire laprivacy, in quanto in rete non si distingue piu’ tra pubblicoe privato. Infine, solo il 14% appare rinunciatario,sostenendo addirittura che sia inutile, perche’ con l’avventodei social network la privacy non puo’ piu’ essereconsiderata un valore in se’. Particolare favore riscuotel’ipotesi di introdurre nell’ordinamento giuridico il’diritto all’oblio’: molti sembrano non avere dubbi in meritoal fatto che sia legittimo richiedere l’eliminazione dal webdi opinioni, informazioni e fotografie del passato che inqualche modo potrebbero ledere la reputazione personale.

Infine, oltre il 70% degli italiani condivide l’affermazionesecondo cui ognuno ha il diritto di essere dimenticato: leinformazioni personali sul nostro passato potenzialmentenegative o imbarazzanti dovrebbero poter essere cancellatedalla rete quando non sono piu’ asservite al diritto dicronaca. Questo quanto emerge della ricerca del Censis ‘Ilvalore della privacy nell’epoca della personalizzazione deimedia’, presentata oggi a Roma da Giuseppe Roma, direttoregenerale del Censis, e discussa da Luca De Biase, editord’innovazione de ‘Il Sole 24 Ore’, Giuseppe De Rita,presidente del Censis, e Antonello Soro, residentedell’Autorita’ Garante per la protezione dei dati personali.

Secondo quanto emerso dal Censis, c’e’ ancora scarsadimestichezza con gli strumenti per tutelarsi. Gliatteggiamenti prevalenti sembrano improntati all’apprensione,cui corrisponde pero’ un deficit di attenzione. Stenta ancoraa radicarsi una matura consapevolezza collettiva. Lacapacita’ di controllo degli strumenti disponibili perdifendere la privacy appare modesta. A fronte di unapercezione del rischio molto elevata, soltanto una minoranzadi utenti di Internet e’ effettivamente in grado di adottareuna qualche forma di gestione attiva della privacy.

Solo il 40,8% di chi naviga in rete usa almeno una dellemisure fondamentali per la salvaguardia della propriaidentita’ digitale (limitazione dei cookies,personalizzazione delle impostazioni di visibilita’ deisocial network, navigazione anonima). Il 36,7% non ricorreinvece a nessuno strumento, mentre il 22,5% si limita a formepassive di autotutela, che a volte implicano la rinuncia aottenere un servizio via web. Il 40% degli italiani e’disposto ad autorizzare il trattamento dei propri datipersonali soltanto ai soggetti di cui si fida, sulla basedella condivisione delle finalita’ di utilizzo. Infine, quasiil 30% sostiene invece di non essere propenso a farlo anessuna condizione e soltanto il 17,3%, per contro, si dicepronto ad autorizzarne l’impiego senza particolaridifficolta’.

red/rus

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