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Giovedì 3 ottobre 2013 - 16:52

Vajont: le prime scuse dello Stato

(ASCA) – Longarone (BL), 3 ott – In occasione del raduno deisoccorritori, il 15 settembre, il ministro dell’ambienteAndrea Orlando ed il prefetto Franco Gabrielli, capo delDipartimento della protezione Civile, hanno chiesto scusa anome dello Stato.

”In questi giorni, qui sul Vajont, ho ascoltato iricordi, le sensazioni e ho percepito come questa tragediasia una ferita ancora molto aperta, come vi sia ancora unarabbia sorda – ha detto Gabrielli, per primo -.

C’e’ un lutto che non e’ stato ancora elaborato perche’ nonsi e’ avuto forse la forza, la possibilita’ o forse meglionessuno ha aiutato queste persone ad elaborarlocorrettamente. E c’e’ una tensione che e’ palpabile, che sicoglie nell’aria dell’esigenza che sia arrivato il momentoche si chieda scusa”.

”Chiedo scusa – ha aggiunto – di silenzi colpevoli,prima; scusa di mancanze e di ritardi, dopo. Oggi, nel miopiccolo, umilmente, come rappresentante di quel pezzo diStato che ha la missione di salvaguardare le persone vichiedo scusa”.

”Questo e’ un atto di pacificazione” ha subitocommentato il sindaco Roberto Padrin. ”Si’, la nostracomunita’ ha bisogno di scuse, ma anche di guardareavanti”.

”Si’, bisogna chiedere scusa”, ha riconosciuto ilministro Orlando. Dopo aver osservato che Longarone ed ilVajont ”dovrebbero essere le tappe fondamentali per unpellegrinaggio di costruzione della memoria e di religionecivile”, Orlando ha aggiunto che lo Stato non ha fatto tuttoquello che doveva e poteva fare per riparare le sueresponsabilita’. Per questo credo che un rappresentante delleistituzioni come me, per la continuita’ che c’e’ nelleresponsabilita’, deve venire qui con un carico di umilta’ edeferenza. Ci sono momenti nella vita di una Nazione in cuilo Stato e chi lo rappresenta hanno il dovere di assumersi lapiu’ difficile delle responsabilita’, chiedere scusa aicittadini”.

Il ministro ha aggiunto che lo Stato deve farlo per ilpresente e ”per ogni volta che abbandona una persona”. Pertutte le volte – ha precisato l’esponente di Governo – ”chenon sa dire ‘ci sono’ di fronte ad un pericolo. E per quandoha permesso che gli anni aggiungessero l’oblio o iltravisamento della verita’. Poi ci sono tutte ledisattenzioni del dopo, per le parole non dette o sbagliate.

Non ci sono solo gli errori di 50 anni fa ma le parolesbagliate che si e’ continuato a pronunciare”.

Immaginando le possibili obiezioni, il ministro ha cosi’proseguito: ”Si dice che mancano le risorse ma le risorse suquesto argomento mancano sempre. La mancanza di prevenzione,pero’ e’ un modo di accumulare debito futuro e questocomporta costi incalcolabili. Non e’ percio’ una battaglia diecologismo ideologico”. Oggi possiamo vantare una maggiorepadronanza della tecnica, ma – ha e’ stato l’invito delministro – ”non dobbiamo mai abbassare la guardia e a tenerealta la guardia sono sempre le popolazioni locali”. ”Leresistenze delle popolazioni e dei comitati non si possonosempre liquidare come localismi dei no, ci sono esperienze dichi vive nei luoghi che meritano altrettanto rispetto delleperizie tecniche. Le famiglie del Vajont si opposero edenunciarono per tempo cio’ che gia’ si sapeva e si potevaevitare – ha concluso -. Lasciare spazio alle voci di chirisiede nei luoghi sui quali insistono progetti di grandiopere, non e’ opposizione alle opere ma investimento sullapartecipazione”.

fdm/

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