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Mercoledì 25 settembre 2013 - 10:46

Salute: Irccs Mario Negri, individuati meccanismi su decorso Sla

(ASCA) – Milano, 25 set – Sono stati pubblicati sulla rivistascientifica Brain i risultati di una ricerca che ha permessodi identificare i fattori che possono influenzare il decorsopiu’ o meno rapido della Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA),frutto di una collaborazione tra l’Irccs Istituto di RicercheFarmacologiche ”Mario Negri’ di Milano e l’ Universita’ diSheffield in Inghilterra. Questo e’ stato possibile, grazie allo studio condotto nelLaboratorio di Neurobiologia Molecolare dell’Istituto”Mario Negri diretto da Caterina Bendotti, osservando duemodelli di topi portatori dello stesso gene mutatoresponsabile della SLA, sviluppavano la malattia con unaprogressione molto diversa tra loro.

In particolare, Giovanni Nardo ha analizzato imotoneuroni, cioe’ le cellule nervose che comandano i muscoliper il movimento e la respirazione, dei due modelli di topicon SLA a diversi stadi della malattia, avvalendosi dellacollaborazione di Pamela Shaw, Direttrice del ”SheffieldInstitute for Translational Neuroscience (SITraN)”all’universita’ di Sheffield, che coordina un gruppo leadernell’analisi dell’espressione di geni in cellule isolate daltessuto nervoso.

”Lo studio ha messo in evidenza – spiega Giovanni Nardo,dell’IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche ”Mario Negri’-, che all’esordio dei sintomi, cioe’ prima ancora che ci siadebolezza muscolare, tra i due modelli di topo con rapida elenta progressione si osservano differenze importanti neimotoneuroni. In particolare si sono osservate differenze nelmodo in cui queste cellule reagiscono attivando piu’ o menointensamente dei meccanismi di danno, come ad esempio ladisfunzione dei mitocondri e del trasporto assonale(fondamentale per la sopravvivenza delle cellule grazie altrasporto intracellulare di proteine e organelli) el’alterata degradazione proteica a scapito di quelliprotettivi, come l’attivazione di una risposta di difesaimmunitaria. Aver identificato alcuni di questi meccanismi ciaiuta a poter indirizzare in modo piu’ efficace gliinterventi farmacologici per rallentare, in fase moltoprecoce, questa devastante malattia. Da questo studio e’possibile anche identificare dei biomarcatori prognostici,cioe’ delle molecole in grado di prevedere la progressionedella malattia e di monitorare l’efficacia di trattamentisperimentali”. ”La numerosita’ di informazioni dettagliate ottenute daquesto studio – aggiunge Caterina Bendotti – favorisce losviluppo di nuove ipotesi sui meccanismi patogenici dellamalattia. Questo sara’ argomento di indagini future cheaprira’ nuove collaborazioni nell’ambito della comunita’scientifica che si occupa di SLA per raggiungere piu’velocemente possibile l’obiettivo della cura”. com-fcz/res

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