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Giovedì 19 settembre 2013 - 18:46

Agricoltura: Cia, unione imprese fa la forza. Serve svolta politica

(ASCA) – Bari, 19 set – ”L’aggregazione fa la forza. Nonsolo perche’ da’ alle aziende agricole la capacita’ di staresul mercato, ma soprattutto perche’ permette di accorciare lafiliera, eliminando gli sprechi e recuperando equita’ etrasparenza. Occorre, quindi, favorire la costituzione direti di imprese, anche aperte ad altri soggetti istituzionalie privati. Insomma, serve una svolta nella politicaagroalimentare che contribuisca alla crescita del nostroPaese e alla valorizzazione della qualita’ del made inItaly”. Lo ha affermato – riferisce una nota – oggi a Bari, allaFiera del Levante, il presidente della Confederazioneitaliana agricoltori (Cia), Giuseppe Politi, intervenendo alconvegno nazionale promosso da Fai-Cisl e Cisl-Fisascat sultema ”Agroalimentare & Turismo: filiera per un nuovosviluppo del Mezzogiorno protagonista nel Mediterraneo”.

”In Italia le inefficienze della filiera alimentare – haaggiunto Politi – sono la prima causa della scarsacompetitivita’ delle aziende agricole, a cui va appena il 18per cento del prezzo finale che i consumatori pagano alloscaffale. Ma una piu’ equa distribuzione dei guadagni passaattraverso il taglio delle intermediazioni inutili, chemediamente portano il numero degli ”step’ dai 3 o 4necessari fino a 6 o addirittura a 8”. ”Appare, dunque, indispensabile una politica agraria che- ha rimarcato il presidente della Cia – in tutte le sceltesia selettiva a favore delle Organizzazioni dei produttori,delle reti di imprese e delle altre forme di aggregazione. Sitratta di priorita’ essenziali per il futuro dell’interoagroalimentare che, compreso l’indotto a monte e a valle,vale il 17 per cento del Pil, garantisce occupazione a oltretre milioni di lavoratori e rappresenta quasi il dieci percento dell’export del nostro Paese”.

”All’aggregazione interna al settore agricolo vaaffiancata, comunque, una programmazione efficace delledinamiche di mercato che – ha rilevato Politi – abbia unapproccio interprofessionale. In questo senso e’ urgenterilanciare gli organismi interprofessionali e i consorzi perla tutela delle denominazioni. Un discorso che per ilMezzogiorno assume un valore strategico”.

”E’ ora che la qualita’ indiscussa dell’agricolturaitaliana venga sostenuta dalla competitivita’ delle imprese,a cui si deve lavorare a piu’ livelli, accelerando – haconcluso il presidente della Cia – i processi di aggregazionedella fase produttiva, ma anche promuovendo l’integrazionedelle filiere per arrivare a ottenere equilibri equi eresponsabili tra agricoltori, trasformatori e distributori.

Solo in questo modo, e’ possibile superare i limitistrutturali del mondo agricolo, a partire dalle piccoledimensioni aziendali fino all’elevata dispersioneterritoriale, che da sempre limitano lo sviluppo delsettore”. com-stt/gc

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