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Martedì 17 settembre 2013 - 16:22

Commercio: Anci, sindaci devono poter regolare aperture esercizi

(ASCA) – Roma, 17 set – E se le liberalizzazioni avesserocreato un danno al principio di concorrenza invece dipromuoverlo? E se avessero danneggiato anche la qualita’della vita dei cittadini? E’ il caso degli orari di aperturadegli esercizi commerciali nelle citta’. Lo hanno spiegatooggi Sara Biagiotti e Nadia Monti, rispettivamente assessoriallo Sviluppo economico di Firenze e al Commercio di Bolognanel corso di un’audizione alla Commissione Attivita’produttive della Camera. Le due esponenti dell’Anci hanno consegnato allacommissione un documento nel quale viene chiesto che ”sianoattribuite ai Sindaci facolta’ di coordinamento eriorganizzazione degli orari degli esercizi pubblici”,modificando cosi’ l’articolo 50 del Tuel che ha inveceabolito i limiti giornalieri e orari.

”Il caso tipico che rende indispensabile questointervento – spiega Biagiotti – e’ quello dei quartieri dellamovida: in queste zone della citta’ gli esercizi commercialisi moltiplicano e chi non puo’ stare aperto anche la notte,per mancanza di mezzi o di risorse, viene penalizzato.

Intanto le notti insonni dei residenti annullano la loroqualita’ della vita. Per questo chiediamo che i Sindacipossano avere la possibilita’ di conciliare le esigenze deicommercianti, della giusta concorrenza e del diritto allaqualita’ della vita dei cittadini, innanzitutto attraversouna regolamentazione di orari e giorni di apertura degliesercizi commerciali”.

Non ci sono pero’ solo i quartieri della movida: ”Il temasi estende anche ai problemi di sostenibilita’ ambientale,sociale e di viabilita’ che, per esempio, alcuneconcentrazioni di esercizi commerciali possono creare e chead oggi restano ingovernabili”.

E la questione, fa notare Monti, ”abbraccia piu’ ingenerale la governance delle citta’: non si tratta – spiega -della semplice regolamentazione degli orari, perche’ lericadute di questo tipo di liberalizzazione sono importantianche dal punto di vista sociale. Se in una famiglia silavora sette giorni su sette, per esempio, vuol dire che nonc’e’ piu’ il tempo per prendersi cura dei figli o deglianziani a carico nei giorni di riposo. E in questo caso cosasi fa? Si aumentano le strutture ricettive pubbliche peranziani e bambini? Con quali risorse? E’ un modello disocieta’ che cambia e noi dobbiamo essere in grado di darerisposte alle nuove esigenze o, appunto, regolamentarel’apertura degli esercizi commerciali”.

”Il commercio di vicinato – concludono le esponentidell’Anci – va comunque valorizzato e difeso, perche’rappresenta un ideale presidio del territorio e un’attrazioneper cittadini e turisti. Ma e’ necessario anche contemplareil diritto alla qualita’ della vita dei cittadini e la lealeconcorrenza”.

red/mau/rob

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