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Lunedì 16 settembre 2013 - 08:42

Vajont: lo Stato chiede scusa a 50 anni da tragedia che fece 1910 morti

(ASCA) – Longarone (BL), 16 set – Le scuse dello Stato, perla prima volta dopo 50 anni, per le responsabilita’dell”’inumana tragedia” del Vajont, come l’ha definitaFranco Gabrielli, 1910 vittime. Scuse presentate dallostesso Capo del Dipartimento di Protezione Civile e dalministro dell’ambiente, Andrea Orlando, e subito raccolte daigovernatori del Veneto, Luca Zaia, e del Friuli VeneziaGiulia, Debora Serracchiani, che hanno chiesto di essereripagati con maggiori risorse a disposizione della sicurezzadel territorio. E’ accaduto al raduno nazionale deisoccorritori con cui e’ iniziata, ai piedi della diga, la”memoria’ dell’immane tragedia di 50 anni fa, quando la seradel 9 ottobre 1963 cadde nel bacino la sponda del monte Toc.

Mentre Longarone e gli altri comuni coinvolti – ErtoCasso, Castellavazzo e Vajont – attendono per lacommemorazione il presidente della Repubblica GiorgioNapolitano, invitato dai sindaci, ed il presidente delConsiglio, Enrico Letta, nel fine settimana ci sono stati tregiorni in cui il popolo del Vajont ha accolto e ringraziato ivolontari dell’epoca (furono 10 mila, tra vigili del fuoco,alpini, ed altri ancora) e quelli di oggi.

”In questi giorni, qui sul Vajont, ho ascoltato iricordi, le sensazioni e ho percepito come questa tragediasia una ferita ancora molto aperta, come vi sia ancora unarabbia sorda – ha detto Gabrielli, nel corso della cerimoniaconclusiva -. C’e’ un lutto che non e’ stato ancora elaboratoperche’ non si e’ avuto forse la forza, la possibilita’ oforse meglio nessuno ha aiutato queste persone ad elaborarlocorrettamente. E c’e’ una tensione che e’ palpabile, che sicoglie nell’aria dell’esigenza che sia arrivato il momentoche si chieda scusa”. ”Chiedo scusa – ha aggiunto – disilenzi colpevoli, prima; scusa di mancanze e di ritardi,dopo. Oggi, nel mio piccolo, umilmente, come rappresentantedi quel pezzo di Stato che ha la missione di salvaguardare lepersone vi chiedo scusa”. Lacrime sui volti di numerosisuperstiti e soccorritori della prim’ora. Commozionenell’aula del grande palasport. ”Questo e’ un atto dipacificazione” ha riconosciuto il sindaco Roberto Padrin.

”Si’, la nostra comunita’ ha bisogno di scuse, ma anche diguardare avanti”. ”Si’, bisogna chiedere scusa”, hariconosciuto il ministro Orlando. Dopo aver osservato cheLongarone ed il Vajont ”dovrebbero essere le tappefondamentali per un pellegrinaggio di costruzione dellamemoria e di religione civile”, Orlando ha aggiunto che loStato non ha fatto tutto quello che doveva e poteva fare perriparare le sue responsabilita’. Per questo credo che unrappresentante delle istituzioni come me, per la continuita’che c’e’ nelle responsabilita’, deve venire qui con un caricodi umilta’ e deferenza. Ci sono momenti nella vita di unaNazione in cui lo Stato e chi lo rappresenta hanno il doveredi assumersi la piu’ difficile delle responsabilita’,chiedere scusa ai cittadini”.

Il ministro ha aggiunto che lo Stato deve farlo per ilpresente e ”per ogni volta che abbandona una persona”. Pertutte le volte – ha precisato l’esponente di Governo – ”chenon sa dire ‘ci sono’ di fronte ad un pericolo. E per quandoha permesso che gli anni aggiungessero l’oblio o iltavisamento della verita’. Poi ci sono tutte le disattenzionidel dopo, per le parole non dette o sbagliate. Non ci sonosolo gli errori di 50 anni fa ma le parole sbagliate che sie’ continuato a pronunciare”.

Immaginando le possibili obiezioni, il ministro ha cosi’proseguito: ”Si dice che mancano le risorse ma le risorse suquesto argomento mancano sempre. La mancanza di prevenzione,pero’, e’ un modo di accumulare debito futuro e questocomporta costi incalcolabili. Non e’ percio’ una battaglia diecologismo idelogico”. Oggi possiamo vantare una maggiorepadronanza della tecnica, ma – ha e’ stato l’invito delministro – ”non dobbiamo mai abbassare la guardia e a tenerealta la guardia sono sempre le popolazioni locali”. ”Leresistenze delle popolazioni e dei comitati non si possonosempre liquidare come localismi dei no, ci sono esperienze dichi vive nei luoghi che meritano altrettanto rispetto delleperizie tecniche. Le famiglie del Vajont si opposero edenunciarono per tempo cio’ che gia’ si sapeva e si potevaevitare – ha concluso -. Lasciare spazio alle voci di chirisiede nei luoghi sui quali insistono progetti di grandiopere, non e’ opposizione alle opere ma investimento sullapartecipazione”.

fdm/sam/

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