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Lunedì 12 agosto 2013 - 10:30

Informatica: 32 anni fa il primo PC della storia firmato IBM

(ASCA) – Roma, 12 ago – Fin dal giorno della suapresentazione l’IBM rese chiari i termini della rivoluzioneche, da li’ a poco, avrebbe accompagnato l’universoinformatico globale. ”Si tratta del computer per qualsiasioccasione e per chiunque, per la casa, l’ufficio ol’universita”’. Era il 12 agosto del 1981, New York, WaldorfAstoria Hotel. E al mondo veniva presentato il primo personalcomputer della storia, il PC IBM. Un prodotto che, sebbene non disponesse di funzionalita’ eprestazioni superiori a quelli della concorrenza, anziesattamente il contrario, ha tutt’oggi il merito di esserestata la ”macchina” che rinnovo’, prima di tutto, illinguaggio comune di milioni di persone.

Big Blue comprese fin da subito che, per prendersi ilmercato internazionale della tecnologia, sarebbe bastato unacronimo che anche un bambino sarebbe riuscito apronunciare.

Non piu’ personal computer, ma PC. Non piu’ il tecnicismoconiato qualche anno prima, ma un’etichetta da appiccicare suogni dispositivo pronto ad entrare nelle case di tutto ilmondo. Seguita poi, ovviamente, dal marchio di fabbrica chene avrebbe marcato l’identita’, e una sigla in quattro cifre,5150, per definire l’unita’ di elaborazione centraledell’hardware.

Con largo anticipo, sicuramente anche nei confronti delsuo competitor piu’ grande, la Apple, e non meno del suoprofeta, Steve Jobs, l’IBM intui’ che quel nome tipicamentenerd avrebbe in breve tempo ritratto la dimensione sociale diun culto ancora ricercato nella collettivita’, ma gia’espressamente geek. Presentando al pubblico il suo gioiello, l’alloravicepresidente della compagnia, C. B. Rogers, senza mezzitermini disse di ”credere che la performance,l’affidabilita’ e la comodita’ d’uso” del PC IBM loavrebbero reso ”il piu’ avanzato e conveniente personalcomputer” in circolazione.

Non si sbagliava. Nel primo anno furono venduti 200.000dispositivi. A confronto, lo storico Sinclair ZX80, lodevoledi aver segnato il passaggio dei computer dal mondohobbistico a quello dell’elettronica di consumo, vendette70.000 pezzi. Il successo fu tale che pochi mesi dopo illancio Big Blue produsse dei cloni, i famosi ‘PC IBMcompatibile’.

Ovvero dei computer simili ai modelli originali creati daIBM basati sull’architettura x86 di Intel che, per esserecompatibili tra loro, seguivano una serie di disposizioni suiformati d’interfaccia, bus, memorie nel design e delle schedemadri. E ad Armonk, si cominciavano a contare i profitti di unaproduzione che velocemente si trasferiva su scalaindustriale.

In questo senso, pero’, l’IBM arrivo’ seconda, se non terza,sfiorando di poco il primato. Perche’ gia’ nel 1977 con larealizzazione dell’Apple II, il primo device per il quale fuusata per estesa l’espressione ‘personal computer’, Cupertinoaveva gia’ cominciato a tirare le somme di un successoeconomicamente globale. Con ogni probabilita’ ispirandosi a due prodotti tuttiitaliani: la Perottina dell’Olivetti e l’ MD 800, ancora oggiricordato come il primo microcomputer con tutte le funzionitipiche del pc, messo a punto nel 1975 da due giovaniingegneri di Torino.

Per l’IBM, grazie alla rapida diffusione che raggiunse ilsuo personal computer, resta il merito di aver introdottonella terminologia comune quello che in quegli anni apparivasolo come un complicato neologismo tecnico. La novita’ di poter reperire i pezzi di ricambiofacilmente sul mercato, l’architettura banalmente semplicedel dispositivo e il prezzo accessibile (1.565 dollari),affidarono da subito al PC IBM l’esclusiva dell’uso intimo edomestico.

Una rivoluzione, che da li in avanti avrebbe aperto unanuova era. Per gli utili dell”International BusinessMachines Corporation e per il settore dell’elettronica dacalcolo. In grado di far dimenticare al pubblico, forse,anche le pagine oscure del sistema Hollerith e dell’intesacon il Terzo Reich siglata qualche decina di anni prima,quando il colosso industriale americano si spese al fiancodel regime nazista in un software in grado di”automatizzare” la deportazione degli ebrei nell’Europaoccupata.

rba/lus

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