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Giovedì 25 luglio 2013 - 14:53

Carceri: garante Lazio, quarto suicidio in regione da inizio anno

(ASCA) – Roma, 25 lug – Angiolo Marroni, Garante dei detenutidel Lazio, annuncia in una nota il suicidio di un detenutonel carcere romano di Rebibbia, il quarto dall’iniziodell’anno registrato nelle carceri del Lazio.

”Si e’ tolto la vita tagliandosi la gola con una lamettaall’interno della sua cella, nella sezione G8 del carcere diRebibbia Nuovo Complesso. E’ morto cosi’, un detenutoitaliano di 53 anni originario di Roma, Piero Bottini”, silegge in una nota. Da gennaio ad oggi i decessi registrati negli istitutidella regione sono stati 12: quattro suicidi, tre permalattia e quattro per cause ancora da accertare. In basealle statistiche, nove dei dodici decessi del 2013 si sonoregistrati a Rebibbia Nuovo Complesso. A quanto appreso dai collaboratori del Garante, Bottiniera arrivato a Rebibbia N.C. a fine giugno, proveniente da uncarcere toscano. Dopo aver passato gli ultimi nove anni incarcere, doveva ancora scontarne quattro. Dal momento del suoingresso in carcere l’uomo, che era stato lasciato dallamoglie, era stato preso in carico dall’area educativa esegnalato a psicologa e psichiatra dal momento chemanifestava segni di squilibrio e rifiutava la terapia chegli era stata assegnata. ”Anche se occorrera’ aspettare i risultati delle indaginiavviate – afferma il garante Marroni – credo si possa direche quello di Piero e’ un dramma della disperazione e dellasolitudine. Dalle informazioni raccolte, quest’uomo era statodetenuto/attore a Sollicciano, ma sembra avesse passato unperiodo della sua detenzione anche negli ospedalipsichiatrici giudiziari di Aversa e Montelupo Fiorentino. Lafine della sua vita tormentata deve essere, poi, inquadratanel contesto di un carcere come quello di Rebibbia NuovoComplesso, il piu’ grande del Lazio, con un sovraffollamentodel 46%, senza un direttore a tempo pieno e dove si sonoregistrati ben nove decessi in soli sette mesi. Mi domandoancora una volta, anche per questo ennesimo dramma, se ilcarcere, per una persona cosi’ fragile e psicologicamentedisagiata, fosse la soluzione migliore”, conclude Marroni.

com-stt/sam/bra

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