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Venerdì 19 luglio 2013 - 11:43

Beni culturali: Carabinieri del Tpc recuperano manoscritti di Verga

(ASCA) – Roma, 19 lug – Ben trentasei manoscritti tra romanzie novelle, migliaia di stampe fotografiche di lettere,centinaia di lettere autografe, bozze, disegni e appunti, edecine di scatole contenenti microfilm con le riproduzioni dilettere e manoscritti, sono stati sequestrati a Roma e Paviadai Carabinieri del Reparto Operativo Tutela PatrimonioCulturale, nel contesto di un’indagine volta a scongiurare ladispersione di una consistente parte della produzioneletteraria di Giovanni Verga, appartenente al cosiddettoFondo Verghiano.

L’indagine, dalla Procura della Repubblica di Roma, e’iniziata nel 2012 ed e’ culminata nel sequestro che hadefinitivamente concluso una vicenda che si protraeva ormaida ben 80 anni, iniziata con la consegna negli anni ’30 daparte di Giovanni Verga Patriarca (figlio dello scrittore),di manoscritti verghiani ad uno studioso di Barcellona Pozzodi Gotto (Me).

Vani si sono rivelati negli anni successivi sia i tentatividel Verga Patriarca di rientrare in possesso dei suoi beni,trattenuti dallo studioso che si opponeva strenuamente allaloro restituzione, sia le interrogazioni parlamentarisuccedutesi per 20 anni (dal 1957 al 1977) che avevano adoggetto l’esproprio per ragioni di pubblica utilita’ delmateriale trattenuto dallo studioso, considerato di altissimovalore per il patrimonio culturale nazionale, sia delle varieSoprintendenze competenti.

Nel 1975, dopo varie azioni legali, Pietro Verga (figlio diGiovanni Verga Patriarca) ottenne dal Tribunale di Cataniauna sentenza che gli attribuiva il possesso legale di tutti imanoscritti del nonno, sia quelli formalmente notificati siala parte piu’ consistente non potuta notificare a causa delrifiuto dello studioso, nel tempo, di consentire l’esattoinventario dei beni affidatigli per ragioni di studio.

Nel 1978, Pietro Verga, ancora prima di entrarne in possesso,offri’ in vendita al Comune di Catania l’intero corpo dellecarte Verga, incluse le opere non ancora notificate. IlComune investi’ della questione la Regione Sicilia, cheaccetto’ l’offerta di vendita di tutto il fondo ma di fattoentro’ in possesso soltanto di una piccola parte pagando lasomma di 89 milioni di lire. Da allora, il Comune di Cataniae gli eredi Verga proseguivano costantemente ad impegnarsi alfine di ottenere la restituzione dei beni dalla figlia dellostudioso (nel frattempo deceduto).

La vicenda aveva un improvviso impulso allorquando laSoprintendenza ai Beni Librai della Regione Lombardiaindividuava un Fondo verghiano posto in vendita presso unacasa d’aste proprio dalla figlia dello studioso. Pertanto,constatatone il pregio e la rarita’, avviava il procedimentodi dichiarazione di interesse culturale disponendocontemporaneamente, accertato il precario stato diconservazione delle carte, lo spostamento e il depositotemporaneo del Fondo Verga presso il Centro di ricerca delFondo manoscritti dell’Universita’ di Pavia (ove e’ tuttoracustodito dopo il successivo sequestro penale operato daiCarabinieri del Tpc).

Le attivita’ di perquisizione disposte dalla Procura dellaRepubblica di Roma si concludevano con il rinvenimento esequestro sia di un ingente quantitativo di manoscritti edocumenti dello scrittore che di 16 oggetti archeologiciintegri, epoca V-II Sec. a.C., di buona fattura, fra cuiskyphos, lekythos, kylix ed oinochoe a figure rosseprovenienti da scavo clandestino.

L’erede dello studioso messinese, la 76enne romana A.P.,veniva deferita in stato di liberta’ per i reati diricettazione ed appropriazione indebita.

Il valore dei beni recuperati, di elevato valore storico eculturale, ammonta complessivamente a circa 4 milioni dieuro.

Le attivita’ investigative proseguono al fine di verificarel’esatta consistenza del fondo ed il suo completo recupero. cs-gc/

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