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Lunedì 10 giugno 2013 - 15:57

Salute: Cancro prostata, da specialisti secco no a chirurgia preventiva

(ASCA) – Firenze, 10 giu – ”No allo screening genetico dimassa e alla chirurgia preventiva su organi sani per evitarel’insorgenza di eventuali tumori”. E’ questo l’appello chelanciano gli esperti della Societa’ Italiana di UrologiaOncologica (SIUrO) durante il il XXIII Congresso Nazionale incorso a Firenze. Dopo il clamoroso caso di Angelina Jolie equello del manager londinese che si e’ fatto togliere laprostata sana per scongiurare la possibile insorgenza di untumore, gli uro-oncologi italiani intervengono per evitareanche nel nostro paese il rischio di pericolose e inutiliemulazioni. ”E’ vero, le ultime ricerche – afferma Giario Conti,Presidente SIUrO – hanno dimostrato che l’alterazione,tramite mancate riparazioni del Dna, del gene Brca 2 nelmaschio aumenterebbe il rischio relativo di sviluppare iltumore di 9 volte circa rispetto alla popolazione normale.

Tendenzialmente i tumori dovuti ad alterazioni genetiche sonopiu’ aggressivi, piu’ veloci e danno piu’ facilmente originea metastasi. Ma a differenza di quello che accade per iltumore al seno e alle ovaie dove la probabilita’ e’ moltoalta e dove esistono dei percorsi medici precisi, per iltumore della prostata le conoscenze attuali non sonoassolutamente tali da garantire la correlazione tral’alterazione dei geni e l’insorgenza del tumore”.

Il test genetico va richiesto solo per coloro che hanno,in famiglia, diversi casi di tumore aggressivo dellaprostrata, ossia quando c’e’ una forte familiarita’ e sisospetta la presenza di uno di questi due geni. Pertanto,sotto queste condizioni, l’utilita’ dello screening geneticodi massa perde di significato.

”La presenza di un’anomalia genetica non rappresenta lacertezza di sviluppare il tumore della prostata – prosegueAlberto Lapini, Presidente del XXIII Congresso NazionaleSIUrO – e non giustifica in alcun modo una scelta cosi’radicale qual e’ l’asportazione della prostata”. Tanto piu’che, se e’ vero che se nell’ultimo decennio il carcinomaprostatico e’ divenuto il tumore piu’ frequente nellapopolazione, al contempo continua a diminuirne lamortalita’.

In Italia 1 uomo su 16 di eta’ superiore ai 50 anni e’ arischio tumore: oggi sono circa 217 mila gli italiani checonvivono con la malattia e il numero di nuovi casi e’ incontinua crescita, con un raddoppio(+ 53%) negli ultimi diecianni dovuto soprattutto all’aumento dell’eta’ media dellapopolazione. Ma questo tipo di tumore non e’ fra ibig-killer, e la mortalita’ e’ in continua diminuzione: oltreil 70% dei malati sopravvive dopo i 5 anni dalla diagnosi,grazie ad una maggiore prevenzione, a nuove terapie e farmacidi ultima generazione.

”Non bisogna quindi creare allarmismi e farsi prenderedalla paura – conclude Conti – ogni caso va preso inconsiderazione singolarmente. L’asportazione di una prostatasana e’ incomprensibile e non condivisibile. L’eccesso diprecauzione e’ dannoso e rischia di esporre a indesiderateconseguenze di operazioni perfettamente evitabili”.

red/mpd

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