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Lunedì 3 giugno 2013 - 19:07

Eternit: 18 anni a Schmidheiny. Il Pm, la giustizia non e’ un sogno

(ASCA) – Torino, 3 giu – Una sentenza storica per il piu’ grande disastro ambientale italiano, quello provocato dall’Eternit, la multinazionale svizzera dell’amianto, fallita nel 1986. Diciotto anni di reclusione per il suo titolare Stephan Schmidheiny. Il processo d’appello per la strage Eternit che ha causato con i suoi quattro stabilimenti italiani circa tremila vittime, tra morti e malati di asbestosi nei comuni di Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli, si chiude con una condanna piu’ pesante di quella inflitta in primo grado al magnate svizzero. Molte pero’ le differenze rispetto al processo di primo grado. A cominciare dalle parti civili che per diverse ragioni non saranno risarcite. Innanzitutto Schmidheiny, titolare dell’azienda a partire dal 1972, subisce una condanna di due anni superiore rispetto a quella inflittagli in primo grado (il Pm Raffaele Guariniello, aveva chiesto come in primo grado sia per lui che per il coimputato De Cartier, 20 anni) ma per il solo reato di disastro doloso. Si allarga il perimetro territoriale del reato da Casale e Cavagnolo anche agli stabilimenti di Rubiera e Bagnoli ma si restringe il periodo considerato a quello successivo al giugno 1976, fino al al 1986 per gli stabilimenti di Casale e Cavagnolo, e qualche mese per gli altri stabilimenti. E’ stato invece considerato prescritto il reato di omissione dolosa di misure di sicurezza e per questo motivo le parti civili Inps e Inail non hanno ottenuto alcun risarcimento. Non luogo a procedere per l’altro coimputato, il barone belga Jean Louis de Cartier De Marchienne, morto proprio 2 settimane fa, il 21 maggio scorso, a 92 anni d’eta’. E con lo stralcio della sua posizione anche le parti civili legate al periodo in cui era titolare della multinazionale, vale a dire fino al 1972, perdono il diritto al risarcimento in sede penale. Anche per le altre parti civili con la sentenza emessa dalla corte presieduta da Alessandro Ogge’, non resta tutto come prima. Ne beneficia il comune di Casale Monferrato, che ottiene un risarcimento di 30,9 milioni, la stessa cifra richiesta dai legali, cinque milioni in piu’ di quanto disposto in primo grado. E il risarcimento e’ provvisoriamente esecutivo. ”Ora bisogna che Schmidheiny si sbrighi a darci i soldi – dice il sindaco Giorgio Demezzi – perche’ dobbiamo completare le bonifiche”. Risarcimenti sono stati decisi anche per gli altri comuni di riferimento degli altri stabilimenti e alle regioni. Esemplare quello per la Regione Piemonte che ottiene 20 milioni di euro. Centomila euro per le sigle sindacali. Settantamila per le due associazioni ambientaliste, legambiente e Wwf, circa 30mila per i parenti delle vittime. ”La giustizia non e’ un sogno”, ha commentato a caldo il Pm Raffaele Guariniello. Amareggiato Astolfo di Amato, legale di Schmidheiny, ”una sentenza che mi ha lasciato indignato – afferma – non so se le regole siano state rispettate: e’ caduto per effetto della prescrizione circa il 50% dell’impianto accusatorio, e in particolare quello relativo all’omissione delle misure di sicurezza, ma la condanna e’ stata aumentata”. Ad assistere alla sentenza, pronunciata nella maxiaula del Palazzo di Giustizia di Torino, centinaia di parenti e concittadini delle vittime dell’Eternit giunti da diverse regioni, ma anche da oltre confine, con le bandiere tricolori e il distintivo giallo ”strage Eternit: giustizia”. ”Questa condanna – ha dichiarato Bruno Pesce, presidente dei familiari vittime dell’amianto – deve far riflettere sulla qualita’ dello sviluppo industriale in Italia e nel mondo. Bisogna smettere di fare profitti sulla pelle dei cittadini”. Un tasto toccato anche da Nicola Pondrano, presidente del fondo vittime dell’amianto, secondo il quale ”solo attraverso risarcimenti significativi puo’ essere fermato il business dell’amianto nei paesi emergenti dove nessuno dice nulla”. Per questo Pondrano ha sottolineato la delusione per il mancato riconoscimento del risarcimento a Inps e Inail, che comunque potranno ricorrere in Cassazione. Le parti civili, circa 2500 delle seimila complessive (altre 2500 circa sono state risarcite da Schmidheiny), legate alla responsabilita’ di De Cartier dovranno invece cominciare una nuova odissea giudiziaria in sede civile per sperare di ottenere un risarcimento nei confronti degli eredi del barone belga. eg/mau

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