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Giovedì 30 maggio 2013 - 09:57

Salute: alte dosi alcuni antidolorifici comuni aumentano rischi infarto

(ASCA) – Roma, 30 mag – L’uso prolungato di certiantidolorifici della famiglia dei FANS, farmaciantinfiammatori non steroidei, e’ associato a un aumento dicirca un terzo del rischio di infarto, ictus e morte pereventi cardiovascolari. Alcuni dei principi attivi legati atale rischio sono il diclofenac e l’ibuprofene, mentre ilnaprossene non aumenta tale rischio, probabilmente perche’ haeffetti protettivi che contrastano la potenzialecardiotossicita’.

Sono i risultati di una importante meta-analisi realizzatada ricercatori del MRC Clinical Trial Service Unit &Epidemiological Studies Unit (CTSU) presso la University ofOxford, diretti da Colin Baigent, in collaborazione con CarloPatrono, Ordinario di farmacologia all’Universita’ Cattolicadi Roma e finanziata dal Medical Research Council e dallaBritish Heart Foundation.

La ricerca e’ stata pubblicata sulla prestigiosa rivistaThe Lancet e suggerisce che la scelta di una terapia di lungadurata con FANS debba essere fatta in modo ragionato,scegliendo l’antidolorifico giusto, soprattutto se ilpaziente e’ gia’ a rischio cardiovascolare, e informandoadeguatamente il paziente circa i potenziali rischi legati aquesti farmaci.

Gia’ in passato si era evidenziato un rischio infartomaggiore per soggetti che assumevano alcuni FANS di nuovagenerazione. Cosi’, i ricercatori hanno considerato irisultati di 639 trial clinici per un totale di oltre 300.000persone coinvolte e analizzato i dati dei singoli pazienti alfine di predire l’entita’ degli effetti avversi dei diversiFANS in particolari tipi di pazienti, in cura con alte dosi eper un tempo prolungato. Per questi e’ emerso un rischio piu’elevato di complicanze vascolari, soprattutto a livellocardiaco, e un rischio da 2 a 4 volte superiore di emorragiagastrointestinale, che tuttavia raramente risulta fatale.

Si calcola che per ogni 1000 soggetti trattati in questomodo si verifichino tre infarti in piu’ (che non siverificherebbero se i soggetti non fossero in cura con FANS)di cui uno con esito fatale.

Baigent sottolinea che ”questi rischi riguardano lepersone con artrosi o artrite che hanno bisogno di alte dosidi FANS e di una terapia prolungata. E’ verosimile che unbreve trattamento con dosi piu’ basse degli stessi farmacisia relativamente sicuro”. Patrono, che insieme con Baigentha promosso la costituzione della Coxib and traditional NSAIDTrialists’s (CNT) Collaboration che firma collettivamentel’articolo del Lancet, riassume cosi’ gli aspetti piu’significativi di questo lavoro che ha richiesto circa 7 annidi indagini: ”i risultati di questo studio consentono almedico di calcolare la dimensione del rischio cardiovascolaree gastrointestinale associato all’uso di singoli FANS nelsingolo paziente, favorendo una terapia personalizzata chetenga conto dei benefici attesi dal trattamentofarmacologico, dei potenziali rischi, e dei valori epreferenze del paziente adeguatamente informato.

Inoltre, questo studio e’ importante perche’ dimostra lafattibilita’ di un nuovo paradigma di valutazione dellasicurezza di nuovi e vecchi farmaci, basato sullacollaborazione internazionale di singoli ricercatori,industrie farmaceutiche e gruppi cooperativi indipendenti chemettono in comune i dati individuali degli studi clinicieffettuati in tutto il mondo”.

red/mpd/rob

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