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Giovedì 30 maggio 2013 - 10:56

Crisi: Coldiretti, cibo low cost contamina dieta mediterranea

(ASCA)- Roma, 30 mag – Nonostante la produzione alimentare’Made in Italy’ sia la piu’ sicura a livello planetario perquello che riguarda la presenza di residui chimiciirregolari, l’Italia importa dall’estero circa il 25% delproprio fabbisogno alimentare: sono, ad esempio, quasi 227milioni i chili di frutta e verdura giunti nel 2012 in Italiadall’Africa.

E’ quanto emerge dal primo dossier sui ‘Rischi dei cibilow cost’ presentato a Bruxelles dalla Coldiretti che parladi ”contaminazione della dieta mediterrenea”.

Tra gli esempi citati quello dei fagiolini del Marocco(irregolari nel 15%); delle fragole etiopi (irregolari nel16% dei casi); dei piselli del Kenya (irregolari nel 38%);dei peperoni dell’Uganda (irregolari nel 48% dei casi). In quattro bottiglie di olio extravergine su cinque invendita in Italia e’ praticamente illeggibile la provenienzadelle olive impiegate, nonostante – sottolinea la Coldiretti- sia obbligatorio indicarla per legge in etichetta dal primoluglio 2009, in base al Regolamento comunitario N.182 del 6marzo 2009. Il rischio e’ che olio importato dalla Tunisia,con un minor contenuto di antiossidanti, venga spacciato peritaliano. Inoltre – precisa la Coldiretti – spesso bottiglie conextravergine ottenuto da olive straniere sono vendute conmarchi italiani e riportano con grande evidenza immagini,frasi o nomi fortemente ingannevoli che richiamanoall’italianita’. Cosi’, in alcuni biscotti e merendine low cost ingredientidi qualita’ come l’olio extravergine di oliva e il burro,sono spesso sostituiti da grassi di bassa qualita’ e di bassoprezzo come l’olio di palma e l’olio di cocco, spessoutilizzati in forma idrogenata. Accanto al pane artigianale venduto nei forni in Italia siassiste – segnala la Coldiretti – all’arrivo di milioni dichilogrammi di impasti semicotti, surgelati, con una duratadi 24 mesi, grazie ad additivi e conservanti, provenientidall’est europeo, destinati ad essere poi cotti e diventarepane nelle strutture commerciali a basso costo. Peraltrooltre la meta’ del grano duro utilizzato nella produzione dipasta in Italia e’ importato da Paesi dove si registranospesso – informa la Coldiretti – problemi di aflatossine chehanno anche portato a sequestri di importanti partite diprodotto. La crisi porta a cercare di contenere i costirisparmiando sull’ingrediente base la cui origine non e’,purtroppo, obbligatorio indicare in etichetta. Nell’Unione europea e’ possibile acquistare pseudo vinoottenuto da polveri miracolose contenute in wine-kit che -sostiene la Coldiretti – promettono in pochi giorni diottenere le etichette piu’ prestigiose come Chianti,Valpolicella, Frascati, Primitivo, Gewurztraminer, Barolo,Verdicchio, Lambrusco o Montepulciano. E’ sconvolgente che anche in Europa siano statiaddirittura aperti degli stabilimenti di lavorazione come inSvezia dove opera una fabbrica a Lindome, vicino a Goteborg,che produce e distribuisce in tutto il continente, e deltutto indisturbata, oltre 140mila wine kit all’anno dai qualisi ottengono circa 4,2 milioni di bottiglie. I wine kit dellasocieta’ Vinland – conclude la Coldiretti vengono venduti coni marchi Cantina e Doc’s che fanno esplicito riferimento allaproduzione italiana, ma anche ad un marchio di qualita’tutelato dall’Unione europea, e promettono in soli 5 giornidi ottenere in casa imitazioni dei vini italiani piu’ notiper i quali vengono addirittura fornite le etichette daapporre sulle bottiglie. com-stt/res

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