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Lunedì 27 maggio 2013 - 15:13

Sanita’: malattia di Parkinson, ISS aggiorna linea guida

(ASCA) – Roma, 27 mag – Presentata all’Istituto superiore disanita’ la nuova ”Linea guida sulla diagnosi e terapiadella malattia di Parkinson”. Si tratta sia di unaggiornamento della versione pubblicata nel 2010 dalloScottish intercollegiate guidelines network (Sign) per ladiagnosi e i trattamenti farmacologici, sia dellavalutazione, per la prima volta, in una visione di sanita’pubblica, delle questioni inerenti l’opportunita’ di untrattamento riabilitativo, chirurgico e di una terapia a basedi cellule staminali.

La Linea guida e’ inserita nell’ambito del Sistemanazionale linee guida ed e’ il frutto del lavoro dicollaborazione tra l’Iss e la Lega italiana per la lottacontro la malattia di Parkinson, le sindromi extrapiramidalie le demenze (Limpe), e di altre 13 societa’ scientifiche(mediche e di altri professionisti sanitari) e delle dueassociazioni di familiari e pazienti: costituisce il primoinnovativo documento con una serie di raccomandazioni rivolteagli operatori sanitari impegnati nella gestione del pazienteaffetto da Parkinson.

”Abbiamo tracciato, per la prima volta, un possibilepercorso diagnostico assistenziale del paziente affetto dallamalattia di Parkinson – spiega Nicola Vanacore,neuroepidemiologo dell’Iss – offrendo cosi’ un primotassello per lo sviluppo, nel nostro Paese, di un sistemaintegrato nella gestione di questa patologia, che chiama incausa, nelle sue diverse fasi, numerosi professionisti: dalneurologo al medico di medicina generale, dal geriatra alfisiatra, dal neurofisiologo al neurochirurgo, dallopsichiatra all’ortopedico e molti altri”.

La malattia di Parkinson conduce ad una progressivadisabilita’ motoria con relativa perdita di indipendenza,isolamento sociale, rischio di cadute e traumi. C’e’ poitutto un corredo di sintomi non motori: compromissione dialcune funzioni cognitive, dell’attenzione, del linguaggio.

Le tecniche riabilitative prescritte (fisioterapiche,logopediche e occupazionali) necessitano tuttavia di esseresottoposte ad una procedura di standardizzazione evalutazione in modo da favorirne la trasferibilita’ dal mondodella ricerca alla pratica clinica corrente.

In pazienti gravemente compromessi dal punto di vista motorioe che non rispondono ai trattamenti farmacologici, e’possibile ricorrere a trattamenti chirurgici di due tipi: gliinterventi di lesione e quelli di stimolazione cerebraleprofonda. Entrambi prevedono l’inserimento di un elettrodo indeterminate aree cerebrali che nel primo caso va acauterizzare le cellule target per poi essere rimosso, mentrenella stimolazione cerebrale profonda il pacemaker cerebraleviene posizionato in una specifica area del cervello e quilasciato allo scopo di emettere costantemente un impulsoelettrico. Non mancano tuttavia le criticita’ connesse a taleoperazione: dalla scelta del target di stimolazione allepossibili complicanze intra e post operatorie.

Vi sono alcune tecniche, in via di sperimentazione, cheprevedono l’impianto di staminali in determinate areecerebrali. I tipi di trapianto piu’ studiati sono iltrapianto autologo di staminali mesenchimali adulte diderivazione midollare e l’impianto di tessuto mesencefalicoembrionale. Attualmente e’ in corso di sperimentazione anchel’infusione di ”glial cell line-derived neurotrophicfactor”, un potente fattore neutrofico che promuove lasopravvivenza e la differenziazione dei neuroni delmesencefalo e dei motoneuroni.

Va pero’ sottolineato – rileva l’ISS – che, ad oggi, nonesiste alcun trattamento a base di staminali raccomandato peri pazienti con malattia di Parkinson. Questi trattamentinecessitano di essere scientificamente validati insperimentazioni cliniche controllate e condotte in strutturericonosciute e secondo le regole in vigore a garanzia deipazienti. I dati scientifici prodotti devono poi esserecondivisi e pubblicati su riviste peer-reviewed prima delpassaggio al letto del paziente.

Nel nostro Paese sono 230 mila le persone affette dalParkinson, in maggioranza uomini (sei su dieci). Una cifrapurtroppo destinata a raddoppiare entro il 2030 a causadell’invecchiamento della popolazione. Il 70% di tutti imalati di Parkinson ha piu’ di 65 anni, mentre nel 5% deicasi la malattia insorge prima dei 50 anni.

red/mpd

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