Header Top
Logo
Mercoledì 29 Marzo 2017

Logo
Corpo Pagina
Breadcrumbs
  • Home
  • Cronaca
  • Alzheimer: sindrome di Stendhal per curare la malattia

colonna Sinistra
Lunedì 27 maggio 2013 - 13:48

Alzheimer: sindrome di Stendhal per curare la malattia

(ASCA) – Milano, 27 mag – Applicata alla demenza,l’Arteterapia e’ un sorta di efficacissima sindrome diStendhal al contrario: l’overdose di bellezza che puo’stordire una persona particolarmente sensibile, puo’ infattiavere anche straordinari effetti benefici su una mentecompromessa, provocando emozioni capaci di rallentare lamalattia, in certi casi ne’ piu’ ne’ meno di alcuni farmaci.

Lo confermano le sorprendenti, inedite iniziativesperimentali annunciate oggi da Giulio Masotti, presidenteonorario della Societa’ Italiana di Geriatria, alla vigiliadel 4* Convegno nazionale sui Centri Diurni Alzheimer inprogramma a Pistoia dal 31 maggio al 1* giugno, promossodalla locale Fondazione Cassa di Risparmio.

Esperienze che lasciano tra l’altro immaginare funzionifin qui imprevedibili per gli sterminati giacimenti culturalidel paese.

I dettagli nella relazione intitolata ”La memoria delbello” della geriatra Luisa Bartorelli, direttrice delCentro Alzheimer della Fondazione Roma, e in quella(Strategie a mediazione artistica nei Centri Diurni) dellacollega Silvia Ragni, psicologa e musicoterapeuta. Spieganoentrambe come e con quali felici risultati abbiano condottodecine di pazienti a visitare i musei della capitalecoinvolgendoli in attivita’ artistiche, pittura, musica,danza. ”I benefici sono generali ed evidenti”, dice Ragni,”i pazienti sono piu’ motivati a partecipare, percepisconomaggior benessere, dunque si riducono i tipici sintominegativi del comportamento, cresce l’autostima, migliorano laqualita’ della vita, il tono dell’umore e, di conseguenza, lestesse relazioni con operatori e familiari. I quali vedonocon soddisfazione i loro cari coinvolti in attivita’gratificanti. Si apre cosi’ la strada a nuovesperimentazioni”.

La piu’ innovativa, mutuata dal MoMa di New York, e’appunto ‘La memoria del bello’, il progetto che in questimesi ha mobilitato alcuni Centri Alzheimer romani. SpiegaBartorelli: ”Abbiamo condotto un gruppo di 12 pazienti infase lieve-moderata alla Galleria d’Arte Moderna, accoltidalla direttrice Martina Di Luca. E una settimana dopo, alCentro, abbiamo proiettato per loro il filmato della visita.

Trascorso un mese, ne abbiamo messo alla prova la memoria.

Infine abbiamo chiesto ai familiari se e che cosa fossecambiato”. Tutto cio’ ha consentito di registrare perciascun paziente una precisa griglia di reazioni cognitive,affettive e comportamentali, con note sulle loromanifestazioni verbali, ovvero sui commenti o racconti fattidurante ogni incontro.

Dalle risposte dei familiari emerge che 11 dei 12 pazientihanno riferito con entusiasmo l’esperienza, per molti nuova,descrivendo i dipinti, ricordando le impressioni ricevute,mostrando con orgoglio e custodendo con cura la cartellinacon le opere viste ricevuta a fine visita. ”Anche se affette da patologia cognitiva”, insisteBartorelli, ”queste persone sono in grado di valutarel’esperienza estetica col risultato che, in non pochi casi,si sono riattivate memorie lontane e una vitalita’apparentemente esaurita”.

A scanso di illusioni, va ricordato che la malattia e’tutt’oggi inguaribile e che comunque progredisce. ”Ma allaluce dei fatti” sostengono le due esperte, ”l’emozioneestetica sembra capace di migliorare lo stato funzionale ocomunque di minimizzare il peso esistenziale”.

red/mpd

CONDIVIDI SU:





articoli correlati
ARTICOLI CORRELATI:
Contenuti sponsorizzati
Barra destra
Torna su