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Venerdì 17 maggio 2013 - 18:55

Celiachia: ‘gluten-free’, ma quanto mi costi? (scheda)

(ASCA) – Torino, 17 mag – Un chilo di pasta ‘gluten-free’ perceliaci costa in media 10 euro, il pane anche 12 euro, pernon parlare dei biscotti che arrivano a 20 euro al chilo, unpacco da 10 merendine si puo’ pagarlo fino a 8 euro. Tantoche i prodotti freschi, fatti al momento nei pochi laboratoridedicati che hanno fiutato le potenzialita’ del settore, sonoaddirittura piu’ convenienti. E i ristoratori si sonoadeguati. Sono oltre 2000 quelli segnalati sul sitodell’Associazione Italiana Celiachia (AIC) e il gluten-freee’ sbarcato anche negli Autogrill. Il ragionamento e’semplice: per ogni cliente celiaco c’e’ sempre almeno unaccompagnatore che puo’ indifferentemente assumere alimenticon o senza glutine, ed ecco che la ”malattia sociale”diventa un banale moltiplicatore micro-economico.

Il ministero della Salute, nel 2006, ha fissato un contributodi sostegno alimentare per i celiaci diagnosticati concertezza che ammonta a 140 euro per gli uomini, 99 per ledonne e a cifre minori per i bambini (ma alcune Regioni lointegrano per garantire la parita’ tra i sessi). Il puntopero’ e’ che cosi’ il cliente finale non e’ il celiaco, ma loStato. E il risultato e’ una strana domanda ”anelastica”rispetto ai prezzi: all’aumentare del numero delle diagnosi,e quindi dei consumatori celiaci, il prezzo dei prodottiinvece di diminuire addirittura sale. Con buona pace delleleggi del mercato e della libera concorrenza: per qualemotivo il produttore dovrebbe voler sgonfiare i prezzi se ilconsumatore finale non e’ minimamente interessato arisparmiare? Del resto, i prodotti per celiaci, comesottolinea la SIAIC – Societa’ Italiana Allergia eImmunologia Clinica costano. Il regolamento CE 41 del 2009,in vigore dall’inizio del 2012, prevede che le aziendepossano immettere liberamente sul mercato prodotti senzaglutine, anche non inseriti nel Registro nazionale deiprodotti dietetici, ma che contengano una quantita’ diglutine non superiore a 20 milligrammi al chilo, garantendoal contempo l’assenza di ingredienti derivati dai cereali colglutine.

C’e’, dunque, il prezzo elevato delle materie prime ma anchela prevenzione dai rischi di contaminazione crociata: bisognaorganizzare una filiera produttiva ”pulita” ed effettuarecontrolli in tutte le fasi, dalla lavorazione al trasporto. Epoi ci sono le certificazioni e la burocrazia.

Il giro d’affari del gluten-free nella grandedistribuzione supera i 15 milioni di euro ed e’ cresciuto dipiu’ del 25% in un solo anno. Un boom vero e proprio,scoppiato anche a dispetto della ricerca che da anni prova asviluppare un vaccino , che , poiche’ la celiachia e’malattia immunologica, e’ possibile ipotizzare ed al qualeappunto stanno lavorando alcuni gruppi di ricercatori .

Sarebbe la cura definitiva, per la malattia, e anche per ilsuo mercato ”malato”.

red/mpd

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