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Mercoledì 15 maggio 2013 - 14:30

Staminali: cellule cute ‘convertite’ la nuova arma contro il diabete

(ASCA) – Milano, 15 mag – Uno studio dell’Universita’ degliStudi di Milano in uscita sulla prestigiosa rivista PNASscopre un metodo, sicuro e privo di rischi, per trasformarele cellule della cute in cellule che producono insulina,senza alterarne il DNA. La ricerca apre nuove prospettive di cura per i vari tipidi diabete e per il tumore del pancreas. Finanziata da AIRC,MIUR e Regione Lombardia, e’ stata coordinata da TizianaBrevini e Fulvio Gandolfi del Laboratorio di EmbriologiaBiomedica di Unistem, il Centro per la ricerca sulle cellulestaminali della Statale di Milano. I ricercatori hannosperimentato con successo un metodo per cambiare la funzionedelle cellule senza alterare la sequenza del loro DNA maintervenendo nelle modificazioni epigenetiche che presiedonoal programma di differenziazione cellulare. Tutte le cellule del nostro organismo possiedono lo stessoDNA, ma si differenziano in piu’ di 200 tipi cellularidiversi per formare i diversi organi e tessuti. Cio’ e’ resopossibile grazie ad un meccanismo di selezione in base alquale alcuni tratti del DNA sono attivati ed altri sonoinvece silenziati. Ad esempio, in una cellula del cuore sonoattive le sequenze di DNA che controllano il conseguimentodella corretta morfologia e funzionalita’ cellulare cardiaca,mentre sono inaccessibili, e quindi represse, quelle tipichedelle cellule di altri tessuti. Il profilo di espressione e’ dunque regolabile damodificazioni che non toccano la sequenza del DNA ma solo lasua accessibilita’, e che vengono definite ”epigenetiche”.

Sulla base di queste osservazioni e’ facile intuire che,interagendo con i processi epigenetici di definizionetissutale, si puo’ modificare la specializzazione e ildestino di una cellula.

I ricercatori del Laboratorio di Embriologia Biomedicadell’Universita’ di Milano hanno utilizzato per il lorostudio la 5 aza-citidina, una molecola in grado di rimuoveredal DNA delle cellule differenziate i ”blocchi” che nelimitano l’accessibilita’. E hanno sfruttato questa”finestra ”’ per attivare con successo un programma didifferenziamento diverso. E’ stato cosi’ possibile ”convertire” una cellula dellacute in una che produce i diversi ormoni pancreatici, inmaniera semplice, sicura e senza ricorrere all’uso dimodificazioni geniche e di retrovirus. Questa straordinaria conversione si e’ mantenuta stabileanche dopo trapianto delle cellule in topi diabetici, dove laloro presenza ha assicurato normali livelli di glicemia. Fino ad oggi, gli esperimenti di conversione eriprogrammazione cellulare erano stati realizzati grazieall’utilizzo di vettori retrovirali e/o mediante l’inserzionedi segmenti di DNA esogeno, operazioni che implicanomodificazioni genetiche, con elevato rischio di possibilitrasformazioni tumorali scarsamente controllabili. La nuova metodologia messa a punto dai ricercatoridell’Universita’ di Milano supera tali limiti in quanto nonaltera il patrimonio genetico della cellula ma,semplicemente, rende il DNA presente piu’ accessibile eplastico. L’utilizzo delle cellule ”convertite” permettera’, fral’altro, la messa a punto di screening pre-clinici e testfarmacologici che evitano l’impiego di modelli sperimentalianimali e forniscono dati direttamente applicabili allaspecie umana. Inoltre la facile reperibilita’ delle celluledalla cute, permettera’ l’allestimento terapiepaziente-specifiche. red/mpd

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