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Mercoledì 8 maggio 2013 - 18:36

Processo Musy: la moglie, Alberto condannato a una vita sospesa

(ASCA) – Torino, 8 mag – Angelica Musy incontra in udienzaFrancesco Furchi’ l’uomo accusato di aver sparato un anno faa suo marito e averlo ridotto da allora in coma. Tra i duenon ci sono scambi: ne’ parole, ne’ sguardi. Non possono farea meno di incrociarsi a pochi metri l’uno dall’altra, ma nonsi cercano, quasi non si vedono. Lei, assorta nel suo doloreaspro, ma composto. Non ha un motivo ragionevole per quellaesecuzione che ha lasciato la vita di suo marito, la sua, equella delle quattro figliolette, in sospeso. E per questo Pme il legale delle parti civili di famiglia Gian Paolo Zancansollevano anche la questione dell’infermita’ mentaledell’imputato ricordando che durante la custodia cautelare, esotto stress, ha avuto stranezze, momenti di incapacita’ dicomunicare e che e’ stato sottoposto a terapia psichiatrica.

”Vogliono creare un tipo d’autore, inserire nel processoelementi estranei alla prova, perche’ questa e’ debole, primatroviamola e poi se dobbiamo erogare una sanzione vediamo chetipo e”’, replica opponendosi Giancarlo Pittelli, legale diFurchi’. Si vedra’ piu’ avanti. Il presidente Quinto Bosio,decidera’ nel corso del processo. Lui, l’imputato, in camiciae maglioncino blu, segue l’udienza impassibile,”assolutamente tranquillo e fiducioso”, sottolinea luistesso tenendo tra le mani il giornale alla pagina che parladel suo caso. E sembra davvero cosi’ mentre non puo’ fare ameno di guardare, mai troppo a lungo, la donna che raccontachi era suo marito e cosa e’ successo il 21 marzo del 2012alle 8 e zero sei del mattino nell’androne sotto casa in viaBarbaroux 35 mentre tornava dopo aver accompagnato le figliea scuola: ”Un avvocato, professore universitario,consigliere comunale e un padre di famiglia”, premetteAngelica: ”Era una persona molto mite”. British anchequando aveva qualcosa da ridire. Racconta delle duetormentate commissioni per la nomina dei docenti a Napoli e aPalermo: una fermata per procedure illecite, l’altra su cuisi sprecarono le pressioni per far vincere ‘alcunicandidati’. E’ una delle piste dell’accusa.

”Furchi’ non sapevo chi fosse – sottolinea la donna- Nonavevo mai pensato a lui”.

La mattina del 21 marzo Alberto Musy esce di casa con unadecina di minuti di ritardo, alle 8 meno 10.

”Non si alzava”, commenta Angelica. Ma resta temposufficiente per arrivare a scuola puntuali. I giornali sonosul tavolo e la signora Musy sta leggendo ”di una sparatoriaa Tolosa dove era stata uccisa una bambina. Ero molto presa -prosegue la donna – in questa lettura quando sento deglispari, non so quanti. Mi chiesi se stava succedendo qualcosaper strada”. Va alla finestra che da’ su via Barbaroux enota un motorino e una persona con un casco: ”Pensai alloscoppio di una marmitta – dice la donna – non avevo maisentito il suono di un’arma da fuoco. Pensai che si trattassedi qualcosa di estraneo a noi.

Sentii una voce maschile che non riconobbi, ‘chiamate lapolizia”’. Angelica armeggia con il telefono mentre arrivala baby sitter urlando ‘e’ l’avvocato’. ”Le affidai iltelefono – continua la signora Musy – e mi precipitai giu’.

Trovai mio marito in piedi nella parte aperta del cortile,accanto a lui c’era il nostro vicino, il signor Piras.

Alberto aveva le mani che gli tremavano e mi disse ‘Ange, miha seguito, c’era un motorino’. Era agitato, gli dissi distare calmo, pensai che il peggio era passato vedendolo inpiedi che mi parlava”. Angelica prende un fazzoletto dataschino e cerca di tamponargli la testa ”Non sono moltoesperta di queste cose – aggiunge – tanto che quando lebambine sono malate se ne occupava sempre mio marito.

Pero’ lo tamponavo e vedevo che usciva poco sangue e questomi tranquillizzava molto. Poi salii in casa presi unaboccetta d’acqua ossigenata e quando scesi lui mi disse cheera una stupidaggine”. Sfilano i vicini per raccontare cosasuccesse in quei dieci minuti fino all’arrivo della poliziae poi dell’ambulanza. Un uomo con il casco aveva suonato alcampanello dell’ultimo piano. ”Corriere, pacco”, dicesoltanto, senza inflessione. Poi dopo pochi minuti glispari.Prima uno, poi tre in sequenza. Urla concitate, diconoi vicini. E poi altri due spari. Piras vede Musy in cortileche sta guardando verso l’alto: ‘Gridava, ‘chiamate lapolizia’. Avvocato, rispondo, stia tranquillo scendosubito”. Musy ha la fronte coperta di sangue. Dice al vicino”In che razza di mondo viviamo dove c’e’ gente che ti sparasenza motivo”. Musy ha la forza di raccontare al suo primosoccorritore: ”Ho trovato un uomo davanti al cancellettodella cantina, aveva un casco bianco e un impermeabile nero.

Gli ho chiesto cosa fa qui’? Si gira e ha cominciato asparare, non ho capito da dove ha tirato fuori la pistola”.

Un uomo abbastanza robusto, sui 40-45 anni, malgrado siacoperto dal casco che e’ bianco solo di dietro – mentredavanti come riveleranno i video di sicurezza e’ nero – e haun ”nastro adesivo sulla bocca, come quello per i pacchi”.

”Gli ho slacciato la cravatta e la camicia, poi gli hosfilato la cravatta e gliel’ho legata al braccio dove perdevapiu’ sangue.

Stai tranquillo, gli ho detto, anche se ti faccio un po’male”.

Sfilano gli altri testimoni. Il racconto non cambia dimolto.

Durante gli spari Niccolo’ Manassero, che ha aperto ilportonocino al presunto corriere, dice di aver sentito uninquietante ”perche’?”, urla, almeno due voci. Mentrel’architetto Peter Jaeger dice di aver incontrato Musyinsolitamente fermo in macchina alle 8.03 poco lontano dacasa, ”non sembrava ascltasse la radio. sembrava teso”,assicura Jaeger. Una ventina di minuti piu’ tardi Musy salenell’ambulanza e su di lui cala il buio. ”Io e Albertovenivamo da ambienti molto diversi – ricorda la mogliechiudendo la sua deposizione – il mio era molto chiuso. Iocercavo qualcuno che avesse un’ampiezza di vedute, un certosguardo sul mondo. Avevo 20 anni e apprezzai molto questa suavoglia di mettersi in gioco, di spendersi i propri talenti,aveva un senso di liberta’ infinito. Con lui mi si schiuse unmondo”. ”Ci sposammo perche’ guardavamo nella stessadirezione, volevo avere dei figli che gli assomigliassero -dice ancora – , e ai quali lui potesse dare consigli”. Dopol’agguato ”cercai molto la persona che ha sparato. Quelloche le rimprovero – osserva con un termine dalla leggerezzadisarmante tanto che la sorella di Musy, Antonella, sicommuove in aula – e’ di aver interrotto un discorso. Eanche di aver sottratto alle mie figlie la persona che ioavevo cercato per loro. Io l’ho proprio scelta per loro, e citenevo che fosse con loro e che le aiutasse a crescere, cosi’come lui aveva un po’ aiutato me a crescere. Nello stessotempo – conclude – ci costringe giorno dopo giorno in adassistere senza poter intervenire a questa vita sospesa cheaveva molto da comunicare e ora – ripete – e’ sospesa”.

eg/mar/ss

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