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Mercoledì 3 aprile 2013 - 19:56

Mare: MinAmbiente, strage delfini. Sale a 94 numero stenelle morte

(ASCA) – Roma, 3 apr – Sono 94 gli spiaggiamenti accertatidi esemplari morti di stenella striate (stenellacoeruleoalba). L’ultimo caso censito dalla Bds (Banca datispiaggiamenti) risale al 31 marzo vicino a Talamone(Grosseto). E’ quanto rende noto il ministero dell’Ambiente,precisando che al momento i principali indagati dellastraordinaria moria cominciata a inizio d’anno rimangono ilmorbillo (morbillivirus delphini) e il batteriophotobacterium damselae, anche se l’importanza data inprecedenza al morbillo sembra diminuire in seguito alleultime scoperte dei ricercatori del Cert (Cetaceans strandingemergency response team).

Le strutture di ricerca e analisi intervenute fanno partedel servizio allestito dai ministeri dell’Ambiente e dellaSalute con la collaborazione della Guardia costiera, degliIstituti zooprofilattici, di diverse universita’ e di altreorganizzazioni.

Nel dettaglio, il virus e’ stato rintracciato in circa il35% delle carcasse finora analizzate (aveva sofferto ilmorbillo circa il 50% dei delfini trovati nelle primesettimane dell’anno). Inoltre – nonostante la presenza delvirus del morbillo su diversi animali morti – durante leautopsie non sono state riscontrate le lesioni ai tessutitipiche delle infezioni mortali.

I ricercatori al momento sembrano concentrare le loroattenzioni sul fatto che tutte le stenelle ritrovate finorapresentano un quadro immunitario fortemente compromesso. Inoltre la popolazione di stenelle presenti nelle nostreacque e’ notevolmente aumentata nel corso degli ultimi anniinvadendo habitat un tempo occupati dal delfino comune(delphinus delphis, scomparso dalle acque italiane nel corsodegli ultimi 10 anni e migrato in aree estreme come il marEgeo e le acque adiacenti lo stretto di Gibilterra). E’dunque possibile che l’aumento demografico abbia esposto lestenelle a habitat costieri con acque meno salubri rispettoal mare aperto. In quasi tutti gli animali analizzati non sono statetrovate tracce di cibo nello stomaco. Le stenelle si cibanoprevalentemente di piccole prede come naselli, seppie,calamari e sogliole, tutte specie soggette a attivita’ dipesca intensiva. Quindi, stando a queste nuove ipotesi, sipotrebbe affermare che non si tratterebbe piu’ di una solacausa scatenante, ma di una serie di concause: precisamente,la somma di un aumento della popolazione di stenelle;scarsita’ di cibo a causa della pesca intensiva; e il pococibo disponibile, piu’ inquinato a causa dell’invasione dihabitat costieri.

red/mpd

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