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Giovedì 28 febbraio 2013 - 13:12

Crisi: Cia, agroalimentare italiano e’ ormai terra di conquista

(ASCA) – Roma, 28 feb – L’agroalimentare italiano e’ semprepiu’ terra di conquista straniera. Negli ultimi anni sonopassati oltre confine marchi storici del nostro Paese: dallaParmalat alla Bertolli, dalla Buitoni alla Perugina, dallaGalbani alla Carapelli, dall’Invernizzi alla Locatelli, allaCademartori. E cosi’ le multinazionali finiscono per metteremano su un patrimonio di 210 miliardi di euro l’anno. E’quanto denuncia la Cia (Confederazione italiana agricoltori)a commento della relazione dei servizi segreti al Parlamentoche evidenzia il rafforzamento, soprattutto a causa delladifficile congiuntura che sta vivendo il nostro sistemaeconomico-produttivo, dell’azione ”aggressiva di gruppiesteri” che puntano a acquisire ”patrimoni industriali,tecnologici e scientifici nazionali”, nonche’ ”marchistorici del ”made in Italy”, a detrimento dellacompetitivita’ delle nostre imprese strategiche”.

D’altra parte, proprio la crisi economica – afferma la Cia- rende piu’ vulnerabili le nostre imprese agroalimentari chesono cosi’ prese di mira da gruppi stranieri che mettono inatto particolari manovre di acquisizione per scippare deimarchi e conquistare sempre piu’ spazio nel settore. E idanni sono evidenti soprattutto per i nostri agricoltori, chevedono ridurre le vendite in quanto l’approvvigionamento diqueste societa’ e’ rivolto ad altri mercati. In questo modoil ”made in Italy” s’impoverisce, visto che ormai lemultinazionali controllano oltre il 70 per cento dei prodottiche finiscono sulle nostre tavole. L’agroalimentare italiano – sottolinea la Cia – e’strategico e deve essere tutelato. Non si puo’ continuare adassistere passivamente all’assalto dello straniero che inquesto importante settore e’ diventato un indisturbatoconquistatore.

Non vogliamo essere tacciati per nazionalisti o perprotezionisti, ma non si puo’ permettere che il ‘made inItaly’ agroalimentare finisca totalmente in mani estere.

Bisogna porre un freno. Ci vogliono regole chiare. Eccoperche’ insistiamo sull’esigenza di un serio e concretointervento che impedisca scalate attraverso le quali -conclude la Cia – si rischia di mettere sotto controllo uncomparto fondamentale per il nostro sistema economico che,oltre a determinare una spesa complessiva che supera i 210miliardi di euro l’anno, registra un export che si avvicinaai 30 miliardi di euro. com/rus

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