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Lunedì 18 febbraio 2013 - 15:57

L’Aquila: ricerca, ancora difficolta’ emotive e relazionali post sisma

(ASCA) – L’Aquila, 18 feb – Un evento fortemente traumatico,come l’esposizione al sisma dell’Aquila del 6 aprile 2009,puo’ avere effetti a lungo termine sul funzionamento delcervello. E’ quanto emerge da una serie di studi svolti da ungruppo di ricercatori del Dipartimento di Medicina clinica,Sanita’ pubblica, Scienze della vita e dell’ambiente,dell’Universita’ dell’Aquila, con il coordinamento di MicheleFerrara. Gia’ in un precedente lavoro, ricercatoridell’Ateneo dell’Aquila, con i colleghi della Sapienza diRoma, avevano evidenziato che, a due anni dal sisma del 2009,la popolazione aquilana, rispetto agli abitanti delle zonecircostanti, continuava a mostrare un significativodeterioramento della qualita’ del sonno e una maggioreincidenza di disturbi del sonno legati al trauma, quali gliincubi. ”In effetti – spiega il prof Ferrara – una ridottaqualita’ del sonno si riscontra entro un raggio di 70 kmdall’epicentro, anche se piu’ si e’ vicini ad esso e piu’gravi sono i disturbi. Questo suggerisce che gli effettipsicologici del trauma possano risultare molto piu’persistenti di quelli fisici del terremoto, durando per anni,oltre ad essere anche geograficamente piu’ estesi rispettoallo spazio interessato dal sisma. Infatti, l’area geograficain cui abbiamo riscontrato disturbi del sonno clinicamenterilevanti, e’ ben piu’ ampia di quella che ha subi’to leconseguenze fisiche piu’ catastrofiche del sisma”. In unsecondo studio, appena pubblicato su European Archives ofPsychiatry and Clinical Neuroscience, un campione disopravvissuti al terremoto del 6 aprile 2009 con disturbopost traumatico da stress e’ stato confrontato con un gruppodi soggetti sani, durante una scansione di risonanzamagnetica funzionale, con osservazione di immagini negative ostimoli neutri. I ricercatori hanno osservato nei pazienticon dpts, una compromissione della connettivita’ funzionaletra le aree cerebrali coinvolte nell’elaborazione di stimolicon forte valenza emotiva, in particolare tra la cortecciafrontale ed alcune aree del sistema limbico. ”E’ come se chisubisce una grande sofferenza, perdesse alcuni legamifunzionali tra le aree del cervello che permettono allepersone di fare una corretta valutazione ed elaborazionedegli stimoli emozionali”, spiega Monica Mazza, primaautrice dello studio. I risultati suggeriscono dunque unamancanza di mediazione e controllo corticale durantel’elaborazione degli stimoli emozionali nei soggetti condpts. ”Cio’ si traduce in una disfunzionale iperattivazionedelle aree sottocorticali dell’insula – conclude la MonicaMazza – che potrebbe essere all’origine delle difficolta’emotive, sociali e relazionali dei pazienti”.

iso

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