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Venerdì 15 febbraio 2013 - 18:10

Ifil-Exor: la difesa, non fu nascosta la verita’ al mercato

(ASCA) – Torino, 15 feb – Non fu nascosta la verita’ almercato.

La difesa degli imputati Franzo Grande Stevens e GianluigiGabetti, attualmente presidente d’onore di Exor, lo haribadito oggi nella seconda udienza del processo d’appelloper agiottaggio informativo sulla vicenda dell’equity swapche nel settembe 2005 consenti’ al gruppo Agnelli dimantenere il controllo della Fiat senza ricorrere a un’opa.

In particolare il processo si concentra sul comunicato che il24 agosto del 2005, in risposta a un quesito della Consob,affermo’ che non erano state intraprese ne’ studiateiniziative per mantenere il controllo della Fiat. Non ci fu”mimetizzazione o nascondimento”, dell’operazione almercato e alla Consob, che e’ parte civile nel processo, hasottolineato la difesa.

L’equity swap, ha sostenuto Michele Briamonte legale diGrande Stevens era un contratto finanziario standard, cheall’epoca dei fatti non aveva obblighi di comunicazione almercato. Anzi, hanno ricordato i legali della difesa, ilcomunicato fu comunque chiaro nel sottolineare che Ifil eraintenzionata a mantenere la posizione di azionista diriferimento di Fiat.

Briamonte ha poi indicato una serie di mail e di fax cheavvalorano il ruolo di consulente giuridico di Grande Stevensnella stesura del comunicato e non di autore, come invecesostenuto dal pm in udienza Giancarlo Avenati Bassi. PerBriamonte infatti le mail intercorse quel 24 agosto 2005 tral’Ifil e Grande Stevens chiariscono in modo inequivocabileche il comunicato fu redatto in Ifil. Che ebbe prima unacircolazione interna alla holding finanziaria alle 12.17 epoi arrivo’ per fax, alle 12.39, solo venti minuti piu’ tardiquindi, a Grande Stevens che ”per la prima volta prende attodi questo comunicato stampa”. Dopo aver ricevuto ildocumento, ha ricostruito Briamonte, Grande Stevens siconsulto’ in Consob, e fece le sue osservazioni, cosi’ chealle 15,54 il comunicato fu diffuso. Briamonte e’ poi tornatosulla questione costituzionale del ”ne bis in idem”, ovverodell’impossibilita’ di essere giudicati due volte per glistessi fatti in quanto sia Gabetti che Grande Stevens hannosubito per la stessa vicenda una sanzione amministrativa’afflittiva’ e pecuniaria. Quanto a Gabetti, allorapresidente Ifil, il suo legale Marco Ferrero ha ricordato chequando venne diffuso il comunicato ”non era certo chel’operazione con Merrill Lynch”, che con l’equity swapconsenti’ il recupero delle azioni sufficienti a mantenere ilcontrollo del Lingotto, sarebbe andata a buon fine: ”sianticipo’ uno scenario possibile, dicendo il massimo che sipoteva comunicare a quella data”. Il 24 agosto infatti ”nonvi era neanche un cenno ad obblighi contrattuali” tra leparti. Di diverso avviso invece la Consob, il cui legaleManuela Di Lazzaro ha affermato che l’equity swap ”fupreordinato per evitare l’effetto diluitivo” di Ifil inFiat, e l’avvocato della famiglia Agnelli, Franzo GrandeStevens, ”ebbe un ruolo opaco”, istituendo ”attivita’ didepistaggio” nei confronti dell’attivita’ di vigilanza dellaConsob. ”Se il mercato avesse saputo che le azioni Fiat,tramite Merrill Lynch, erano nella disponibilita’ di Ifil, iltitolo del Lingotto non avrebbe registrato un -4 per cento inBorsa, ma -8, come poi successe a meta’ settembre quando fucomunicata l’operazione. Quindi il comunicato ha prodotto unastabilizzazione artificiosa del titolo Fiat” ha concluso DiLazzaro, chiedendo che i danni subiti, anche in termini dicosti di istruttoria, molto piu’ complicata di un’inchiestastandard, vengano liquidati direttamente dalla Corted’Appello di Torino.

Prossima udienza con la prosecuzione delle arringhe difensiveil prossimo 19 febbraio. Il 21 e’ attesa la sentenza.

eg/sam/ss

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