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Martedì 12 febbraio 2013 - 13:25

Patti Lateranensi: Dio all’Italia e l’Italia a Dio, storia degli accordi

(ASCA) – Roma, 12 feb – ”E con la grazia di Dio, con moltapazienza, con molto lavoro, con l’incontro di molti e nobiliassecondamenti, siamo riusciti ‘tamquam per medium profundameundo’ a conchiudere un Concordato che, se non e’ il miglioredi quanti se ne possono fare, e’ certo tra i migliori che sisono fin qua fatti; ed e’ con profonda compiacenza checrediamo di avere con esso ridato Dio all’Italia e l’Italia aDio”. Era il 13 febbraio del 1929, sette anni dopo che ilregime Fascista era salito al potere e l’allora PonteficeAchille Ratti, in un’udienza rivolta ai professori e aglistudenti dell’Universita’ Cattolica del Sacro Cuore,celebrava la sigla dei Patti Lateranensi, gli accordi dimutuo riconoscimento tra il Regno d’Italia e la Santa Sedeche l’11 febbraio di ottantaquattro anni fa sancirono lanascita dello Stato Vaticano.

Oggi, nelle aule dell’Ambasciata d’Italia presso la SantaSede a Palazzo Borromeo, le maggiori cariche istituzionalidello Stato e della Chiesa Cattolica celebreranno come diconsueto la ricorrenza del Concordato, rivisto dopolunghissime e difficili trattative nel 1984.

Per l’occasione L’Osservatore Romano, l’organo di stampadella Citta’ del Vaticano dal 1861, nell’edizione odierna hasottolineato come la memoria degli accordi non sia ”meraretorica o solo un omaggio formale a un fatto storico”. Alcontrario, il ricordo aiuta a ”constatare ancora una voltala funzionalita’ della soluzione convenuta” tra l’Italia eil Vaticano, ”la sua rispondenza a tuttora perdurantiesigenze, la sua idoneita’ nel continuare a guidare versoobbiettivi condivisi”. I Patti del 1929, si legge, sono ilrisultato di ”una particolare sollecitudine e assolutorispetto” che ”l’Italia ha sempre manifestato nei confrontidello Stato Vaticano. Di questo va dato atto con animograto”.

I Patti, dal nome del palazzo di San Giovanni in Lateranoin cui avvenne la firma degli accordi e grazie ai qualifurono stabilite regolari relazioni bilaterali tra le parti,furono negoziati tra il cardinale Segretario di Stato PietroGasparri per conto della Santa Sede e Benito Mussolini con loscopo di risolvere la ”Questione romana”. Soppiantarono la cosiddetta ”legge delle Guarentigie”,approvata dal Parlamento il 13 maggio del 1871 dopo la presadi Roma. L’allocuzione ‘Vogliamo anzitutto’ di Papa Pio XI rivoltaai docenti e ai giovani dell’Universita’ Cattolica passo’alla storia per un passaggio in cui il Duce venne indicatocome ”l’uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare”.

”E qualche volta – disse il Pontefice in un passaggio delsuo discorso il 13 febbraio – siamo stati tentati di pensare,come lo diciamo con lieta confidenza a voi, si’ buonifigliuoli, che forse a risolvere la questione ci volevaproprio un Papa alpinista, un alpinista immune da vertiginied abituato ad affrontare le ascensioni piu’ ardue; comequalche volta abbiamo pensato che forse ci voleva pure unPapa bibliotecario, abituato ad andare in fondo alle ricerchestoriche e documentarie, perche’ di libri e documenti, e’evidente, si e’ dovuto consultarne molti”. ”Dobbiamo dire – aggiunse poi – che siamo stati anchedall’altra parte nobilmente assecondati. E forse ci volevaanche un uomo come quello che la Provvidenza ci ha fattoincontrare; un uomo che non avesse le preoccupazioni dellascuola liberale, per gli uomini della quale tutte quelleleggi, tutti quegli ordinamenti, o piuttosto disordinamenti,tutte quelle leggi, diciamo, e tutti quei regolamenti eranoaltrettanti feticci e, proprio come i feticci, tanto piu’intangibili e venerandi quanto piu’ brutti e deformi”.

In un suo articolo di qualche anno fa, l’attentogiornalista e scrittore italiano Vittorio Messori, spiego’che con quelle parole Pio XI intendeva semplicemente dire cheMussolini non aveva i pregiudizi che avevano portato tutti iprecedenti negoziatori a rifiutare qualsiasi accordo cheprevedesse una sovranita’ territoriale per la Santa Sede.

Tant’e’ che l’accordo, ‘de facto’, ci fu: ”L’Italiariconosce alla S.Sede la piena proprieta’ e la esclusivapotesta’ e giurisdizione sovrana sul Vaticano, come e’attualmente costituito, con tutte le sue pertinenze edotazioni, creando per tal modo la Citta’ del Vaticano, pergli speciali fini e con le modalita’ di cui al presentetrattato”.

L’inizio delle trattative avvenne grazie all’iniziativa ditre zelanti sacerdoti: padre Giovanni Genocchi dei Missionaridel Sacro Cuore di Gesu’, don Giovanni Minozzi e padreGiovanni Semeria , entrambi fondatori dell’O.N.M.I. (lapopolare rete di orfanotrofi nota come ‘Opera Nazionale peril Mezzogiorno d’Italia’). Tre giorni d’intensi colloqui, altermine dei quali padre Genocchi si incarico’ di portareall’allora segretario di Stato Vaticano, il cardinale PietroGasparri, il risultato del lavoro svolto. Con la meraviglia dell’alto prelato della Curia romana, il26 agosto 1926 furono designati ufficiosamente einformalmente due incaricati: uno dal governo Mussolini el’altro da parte di Papa Pio XI. Per la prima volta vennealla ribalta la figura dell’avvocato concistoriale FrancescoPacelli quale plenipotenziario per il Vaticano, fratello diEugenio Pacelli, futuro segretario di Stato prima e papa PioXII poi. Da parte italiana fu scelto Domenico Barone. La scelta di firmare i Patti Lateranensi l’11 febbraio fumotivata dalla ricorrenza della venerata apparizione di Marianel comune francese di Lourdes (1858) e, tra le altre cose,intendeva anche rimarcare la soddisfazione da parte vaticanaper i nuovi patti.

Il dibattito in Senato per la ratifica si avvio’ il 23aprile 1929, concludendosi il 25 maggio con lo scarto di unsolo voto a favore, al termine di vivaci discussioni inaula.

Sei senatori votarono contro l’approvazione. Tra questiBenedetto Croce, gia’ antifascista dal delitto Matteotti,secondo cui gli accordi tradivano il principio di ”unalibera Chiesa in un libero Stato”.

Il filosofo, dichiarandosi apertamente contrario ai Patti,durante il dibattito in Senato affermo’, con infinito sensodello spirito, che ”accanto o di fronte ad uomini chestimano ‘Parigi valer bene una messa’ (frase attribuita aEnrico IV, di fede ugonotta, che per ottenere il trono diFrancia accetto’ di convertirsi al cattolicesimo, ndr), sonoaltri per i quali l’ascoltare o no una messa e’ cosa che valeinfinitamente piu’ di Parigi, perche’ e’ affare dicoscienza”. Mussolini gli rispose dichiarandolo ”unimboscato della storia”, accusandolo di passatismo e divilta’ di fronte al progresso storico.

A seguito del placet meno frastornato della Camera, loscambio delle ratifiche tra lo Stato italiano e la Santa sedeavvenne con una solenne cerimonia in una sala dei Palazziapostolici: il Duce, vestito con una uniforme diplomatica efeluca, ricevette gli onori del caso. Era il 7 giugno 1929, edopo un’ora dalla sua partenza, alle dodici in punto,entrarono in vigore i Patti Lateranensi (nel 1948riconosciuti costituzionalmente nell’articolo 7). Nacquecosi’ lo Stato della Citta’ del Vaticano.

Il Concordato (ma non il Trattato) fu rivisto poi nel1984, per rimuovere principalmente la clausola riguardante lareligione di Stato della Chiesa cattolica in Italia. Larevisione venne firmata a Villa Madama il 18 febbraio, aRoma, dall’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi perlo Stato italiano e dal cardinale Agostino Casaroli,Segretario di Stato, in rappresentanza della Santa Sede. Il nuovo Concordato stabili’ che la Chiesa cattolica,cosi’ come le altre confessioni religiose, venisserofinanziata da una frazione del gettito totale Irpef,attraverso il meccanismo noto come ‘otto per mille’ e che lanomina dei vescovi non richiedesse piu’ l’approvazione delgoverno italiano.

Inoltre, per quanto riguarda la celebrazione delmatrimonio, si stabilirono le clausole da rispettare perche’un matrimonio celebrato secondo il rito cattolico potesseessere trascritto dall’ufficiale di stato civile e produrregli effetti riconosciuti dall’ordinamento giuridicoitaliano.

Fu anche stabilito che l’ora di religione cattolica nellescuole passasse da obbligatoria a facoltativa.

rba/sat

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