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Mercoledì 23 gennaio 2013 - 20:50

Salute: Veterinari, diritto anche per animali. No spese in redditometro

(ASCA) – Roma, 23 gen – Inserire le spese veterinarie nelredditometro produce dei danni gravissimi alla numerosapopolazione di animali che oggi vive nel nostro Paese. Icirca 8 milioni di cani 9 di gatti e 12 di esotici rischianodi non avere piu’ garantito un diritto che sembrava ormaiacquisito in Italia: la salute. E’ l’allarme lanciato oggidalla FNOVI – Federazione degli Ordini dei Veterinari chesottolinea come ”ci siano voluti anni di lavoro da partedella categoria dei medici veterinari e anche delleassociazioni animaliste perche’ transitasse il concetto chechi decide di prendere con se un animale ne deve garantire ilbuono stato di salute.

Per la dignita’ dell’animale, per il rispetto della salutedegli altri animali e perche’ alcune malattie se non tenutesotto controllo possono diventare delle zoonosi trasmissibiliall’uomo”. ”Il redditometro – avvertono – ha gia’ prodotto unimpatto negativo sui proprietari, con una ripercussionenegativa sulla prevenzione veterinaria. Per il momento, piu’che prudenza sulla decisione di spesa, c’e’ ‘sbigottimento’;e’ passato il messaggio, grave dal punto di vista sanitario,che le spese veterinarie sono superflue, sono un lusso, sonouna spesa-simbolo di ricchezza in una fase storica che chiedeausterity”. Ma cosa vuol dire spesa veterinaria? ” Vuol direprevenire le malattie degli animali, – spiega GaetanoPenocchio Presidente della Fnovi – curare malattie croniche opatologie gravi, magari tumorali, e sostenerne l’onere dispesa versandovi l’IVA piu’ alta che abbiamo (22% da luglio),potendo detrarre al massimo 50 euro all’anno. Non credo che icittadini rinunceranno alla compagnia di un animale (oggi e’uno di famiglia), ma sara’ piu’ difficile per le famigliegarantire un animale in condizioni di perfetto benessere”.

E ribadiscono: ”Non ci aiutera’ una franchigia, come sisente dire in queste ore di concitata gara pre-elettorale.

Bisogna toglierle proprio dal redditometro e gia’ che cisiamo ripensare anche al cavallo da diporto che quando nongenera profitto di gara, si mantiene – specie in tante zonerurali del nostro Paese- con una spesa infinitamenteinferiore allo yacth a cui l’hanno assimilato”.

”Il Fisco, con l’IVA di lusso e il redditometro, stadistruggendo anni di cultura della salute animale, diprevenzione delle zoonosi, di controllo della riproduzioneindesiderata, di benessere animale di gestione sicura deicani grazie all’inserimento del microchip, che rischiamo (siachiaro a tutti) non venga piu’ utilizzato per evitare diessere riconosciuti come certi proprietari di un cane.

Distruggere questa cultura generera’ spesa pubblicaimprevista a carico del SSN che – nessuno lo ricorda mai-sopporta la spesa di canili sovraffollati e i danni darandagismo. Punire le spese veterinarie aumentera’ la spesapubblica”.

red/mpd

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