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Martedì 22 gennaio 2013 - 20:31

Sanita’: Commissione Errori, in Italia troppi punti nascita

(ASCA) – Roma, 22 gen – Un numero di punti nascita eccessivorispetto alla popolazione interessata, con quantita’ di partieffettuati molto marginale e, spesso, non dotati deinecessari standard di professionalita’ e dell’adeguatosupporto tecnologico, e una forte disomogeneita’ tra idiversi territori in riferimento ad alcuni parametriindicativi, come la percentuale di cesarei. Sono gli aspettiprincipali emersi dall’indagine della Commissione errori edisavanzi sui punti nascita italiani.

Spiega il presidente, Antonio Palagiano: ”In Italia,soprattutto nel Mezzogiorno, si registra un numero moltoelevato di punti nascita rispetto alla popolazioneinteressata. Di conseguenza in molte strutture vengonoeffettuati pochissimi parti e il personale non dispone,spesso, dei necessari standard di professionalita’ edell’adeguato supporto tecnologico. Dall’analisi del campioneemerge una grande differenza tra le strutture: si va dai 28parti al mese di quelle piccole ai quasi 290 di quelle piu’grandi, con una media di circa 90 parti al mese”. Altrettanto indicativa la percentuale di taglio cesareo,che l’Organizzazione mondiale della sanita’ stabiliscedoversi attestare intorno al 15%: varia da una media del 44%nei punti nascita piu’ piccoli al 32.8% nei punti nascita didimensioni maggiori. Risulta, inoltre, essere molto piu’elevata nelle strutture private. Il dato complessivo deltotale parti cesarei sul totale e’ del 35,4%, concentrato inparticolare in alcune Regioni, come la Campania. ”L’eccessivo ricorso al taglio cesareo – spiega Palagiano- costituisce un fenomeno che delinea una specificita’ delnostro Paese, dove si assiste a un continuo aumento delnumero, con valori superiori a quelli rilevati in altri paesisviluppati e raccomandati dall’OMS. Tale tendenza costituisceuna distorsione del sistema, che incide sulle spese regionalisenza offrire, di contro, alcuna garanzia. Troppo spesso visi ricorre senza reali motivi di utilita’, magari per cattivaorganizzazione ospedaliera o per motivi economici. Puo’rappresentare, infatti, una soluzione piu’ remunerativa,considerando che, con le attuali tariffe, la Regione rimborsaalle strutture sanitarie una cifra quasi doppia per uncesareo rispetto a un parto naturale”. ”Appare evidente, inoltre – prosegue Palagiano – che ilfenomeno si registra con maggiore intensita’ in molte regionidel Sud (Campania, Sicilia, Puglia) mentre le piu’ virtuosesi trovano nel Centro-Nord (Valle d’Aosta, Friuli VeneziaGiulia, Toscana). Proprio nel Nord si osservano percentualipiu’ elevate nelle strutture private che in quelle pubbliche,come piu’ elevate sono nelle piccole strutture (che hannomeno medici e necessitano di programmare le nascite),rispetto a quelle grandi, in cui si ha la possibilita’ diaffrontare l’evento-parto aspettando i tempi dellapuerpera”. Inoltre: la parto analgesia per i parti naturali – rivelal’indagine – viene effettuata, in media, solo nel 15.3% deicasi; la terapia intensiva neonatale (o UTIN) e’ presente nel27.6% dei punti nascita; la doppia guardia durante le 24 ore,per i medici e le ostetriche/i, ritenuta indispensabile pergarantire la sicurezza assistenziale, e’ disponibile nel 40%delle strutture valutate. Troppo poche infine le strutture,soprattutto medio-piccole, in grado di fornire assistenza incaso di gravidanza patologica (che rappresenta circa il 10%del totale).

red/mpd

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