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Venerdì 18 gennaio 2013 - 18:39

Ilva: alta tensione a Taranto, stipendi a rischio da febbraio

(ASCA) – Roma, 18 gen – Questione sempre piu’ bollente quelladell’Ilva a Taranto che ha costretto il Governo a convocareun vertice d’urgenza a Palazzo Chigi per cercare di sbloccarelo stallo. Lo stabilimento che conta quasi 12.000 dipendenti,da luglio al centro del terremoto giudiziario scatenatodall’inchiesta sull’inquinamento del sito e dell’intera areacittadina, vedrebbe ora a rischio l’erogazione degli stipendigia’ dal prossimo febbraio. All’indomani della decisione dei giudici dell’Alta Corteche hanno confermato per il patron dell’Ilva, Emilio Riva, ilfiglio Nicola e l’ex direttore dello stabilimento LuigiCapogrosso, i domiciliari con l’accusa di disastroambientale, il braccio di ferro fra Governo, magistraturalavoratori e cittadini non sembra vedere uno sbocco. Se dauna parte il ministro Clini richiama (l’ultima, ennesimavolta, pochi minuti fa) al rispetto dell’AutorizzazioneIntegrata Ambientale ”rilasciata all’Ilva di Taranto, erecepita da una legge votata dalla stragrande maggioranza delParlamento italiano” poiche’ ”attua in modo completo erigoroso le direttive europee e le leggi nazionali in materiadi esercizio degli impianti industriali nel rispetto dellasalute e dell’ambiente”. E chiede con urgenza che ”vengachiarito se in Italia le leggi rappresentano una garanzia peri cittadini e per le imprese o se al contrario sono soggettead interpretazioni discrezionali”, la proprieta’ dell’Ilvafa notare che la bonifica non puo’ partire se la magistraturaimpedisce il ripristino della produzione, poiche’ senzaproduzione non c’e’ guadagno e senza guadagnano mancano ifondi per bonificare. Pietra dello scandalo circa 1 mld dieuro in materiali e prodotti sfornati dall’Ilva che per laProcura di Taranto devono restare nei magazzini come corpodel reato di inquinamento.

Il Governatore della Puglia, Vendola, avverte che ”lasituazione sta precipitando”, ma il sindaco di Taranto haindetto per il 14 aprile prossimo un referendum consultivoper chiedere alla popolazione di votare la chiusura totale oparziale dell’Ilva.

Incerti i sindacati Cgil, Cisl e Uil mentre oggi oltre1.500 lavoratori hanno dato vita all’assemblea USB sfociatanella decisione di indire lo sciopero a oltranza. Ilavoratori hanno approvato all’unanimita’ un documento perchiedere che ”l’azienda sia espropriata e nazionalizzataimmediatamente”, ”il il fermo e il rispristino degliimpianti maggiormente inquinanti”, ”garanzia dei posti dilavoro a tutti i dipendenti Ilva e a quelli dell’indotto”. mpd/mau

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